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Legge accessibilità: inizia l’iter parlamentare

È iniziato l'iter parlamentare del disegno di legge sull'accessibilità. I siti Web della pubblica amministrazione dovranno essere accessibili

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La Camera dei Deputati nella seduta dello scorso 26 maggio ha dato il via all’iter parlamentare del disegno di legge sull’accessibilità degli strumenti informatici presentata e promossa dal Ministro dell’Innovazione Lucio Stanca.



Questo disegno diventerà probabilmente il principale terreno di confronto sulla materia dopo che, soprattutto nell’ultimo periodo, le aule del Parlamento italiano sono state letteralmente invase da proposte sull’accessibilità degli strumenti informatici e telematici (una lista completa è disponibile sulla mailing list pdl3486).



Il disegno di legge, dieci articoli ‘leggeri’ e di veloce lettura, dedica ai siti Internet l’articolo 4. Nessun obbligo immediato per i siti Web di adeguarsi a criteri di accessibilità e tanto meno nessuna sanzione per i siti che non rispettano tale indicazione. Dovranno essere accessibili solamente i siti delle pubbliche amministrazioni che dovessero essere realizzati ex novo o modificati e rinnovati dopo l’entrata in vigore della legge.



Per incentivare la diffusione dell’accessibilità nel settore privato, il disegno di legge prevede che nell’erogazione di contributi statali a soggetti privati vengano preferiti quei soggetti che garantiscono un’adeguata rispondenza a criteri di accessibilità. In più tutte le pubbliche amministrazioni dovranno garantire «un’adeguata considerazione» a criteri di accessibilità nel caso di «acquisto di beni e per la fornitura di servizi informatici».



Nel disegno fa capolino, anche se in forma meno colorita delle premesse, il «bollino blu», ossia l’attestazione per imprese private che garantisce la rispondenza del proprio sito o dei propri servizi informatici a criteri di accessibilità. Il «bollino blu» sarà emesso direttamente o indirettamente da strutture tecnologiche governative.



I criteri tecnologici da seguire per rendere un sito o un’applicazione informatica accessibile e i controlli su di essi non sono inclusi nel disegno di legge ma saranno successivamente integrati attraverso decreti legge e regolamenti attuativi.



Rispetto alla Campa-Palmieri, il progetto presentato nel dicembre 2002 che ha ottenuto la maggiore visibilità in alcune comunità di esperti, il salto è piuttosto evidente.



Mettendo da parte la maggiore pregnanza e specificità della terminologia, l’approfondimento dei titoli collegati alla legge, e il lavoro pregresso di analisi culminato nella pubblicazione del Libro bianco (versione accessibile), emergono alcuni dati di contenuto che è bene sottolineare.



Se la Campa-Palmieri era incentrata sul rispetto delle raccomandazioni della Web Accessibility Initiative (WAI) promulgate dal W3C – sino a farne un obbligo normativo – e sulle sanzioni nel caso di mancato rispetto di quelle norme, il disegno di legge Stanca coinvolge un ambito culturale e tecnologico più vasto, includendo non solo siti Web ma anche sistemi informatici, tecnologie assistive e telelavoro, e come strategia di incentivazione punta non sulle sanzioni ma sulla sensibilizzazione degli operatori attraverso incentivi materiali e immateriali (come ad esempio il ‘bollino blu’).



Alcuni punti aperti e di forte critica sono da individuare nella mancanza di fondi ad hoc per lo sviluppo delle iniziative pro accessibilità e nelle mancate agevolazioni fiscali per chi dovesse adeguare i propri siti a criteri accessibili, punti presenti nella Campa-Palmieri e assenti nel disegno Stanca.



Sbaglia tuttavia chi vede nei progetti di legge Campa-Palmieri e Stanca due strade parallele: non c’è una partita aperta tra le due proposte. Il progetto Campa-Palmieri era, diciamo così, morto in partenza, buono per esercitare un’attività di pressione a favore di alcuni argomenti cari alla comunità degli sviluppatori e ai due membri del Consorzio WWW che ne idearono la struttura e, probabilmente, il testo. Lo stesso Antonio Palmieri, in occasione della presentazione della legge lo scorso dicembre, dichiarò che «il nostro testo è un punto di partenza, che sarà senza dubbio arricchito dal disegno di legge che sta preparando il Ministero dell’innovazione e che sarà reso noto nelle prime settimane del 2003»



Con ciò non vuol dire che quella proposta di legge, su cui esprimemmo nell’immediatezza dei fatti alcune forti riserve di fondo, sia inutile. Anzi, quella proposta ha messo all’attenzione del Parlamento l’importanza delle linee guida internazionali del W3C e soprattutto ha fatto esplodere nelle comunità di sviluppatori un dibattito serrato che non potrà che arricchire una legge così importante, delicatissima e necessaria per lo sviluppo di una sana Società dell’Informazione.