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Eolas: i brevetti che minacciano il Web

Microsoft si dice pronta a modificare Internet Explorer per evitare di violare il brevetto sui plug-in. Ma la vicenda potrebbe colpire gli standard del web e affossare Windows

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Chi di brevetti ferisce di brevetti perisce. Microsoft potrebbe essere costretta a modificare alcune componenti del proprio browser Internet Explorer in seguito all’ingiunzione di risarcimento inflittagli dal tribunale di Chicago alcune settimane fa.

Lo scorso 12 Agosto Microsoft è stata condonnata a risarcire 521 milioni di dollari (ca. 476 milioni di euro) alla piccola società informatica Eolas e all’Università della California, detentori di un brevetto sull’utilizzo di software esterni nei browser. I noti Plug-in, sviluppati da Netscape, i controlli ActiveX, sviluppati da Microsoft, e le Applet Java, sarebbero tecnologie coperte da brevetto Eolas. E dunque non utilizzabili liberamente ma dietro pagamento di una licenza.

Microsoft ha subito manifestato l’intenzione di sostenere la causa in appello affermando che le tecnologie utilizzate erano state sviluppate da Microsoft prima della registrazione del brevetto della Eolas e portando testimoni a favore.

L’importanza della decisione è tale che per discuterne è stato organizzato lo scorso 19 Agosto un incontro a San Francisco nella sede di Macromedia tra rappresentanti dell’industria, del W3C e del mondo open source. L’incontro è stato reso noto solamente lo scorso Venerdi da un comunicato stampa del Consorzio WWW, l’ente che regolamenta le attività architetturali del World Wide Web.

A margine dell’incontro Microsoft ha dichiarato che è pronta a modificare il browser compatibilmente con le decisioni espresse dalla corte. Ciò significa, probabilmente, che gli attuali metodi di integrazione di oggetti esterni come Plug-in e Applet potrebbero essere modificati o addirittura ridisegnati da capo.

Tuttavia il problema travalica la semplice bagarre tra Microsoft e la piccola Eolas in quanto potrebbe incidere sull’intero World Wide Web e sul suo sviluppo futuro. Non a caso l’incontro è stato voluto dal W3C ed è stato ospitato da Macromedia.

Il Flash player di Macromedia, il software che permette di visualizzare nei browser le animazioni create con Macromedia Flash, è sicuramente il Plug-in più diffuso tra gli utenti e sarebbe in pericolo di estinzione qualora Microsoft decidesse di escluderne il supporto in Explorer.

Lo stesso W3C, che regolamenta i linguaggi del Web e dunque le specifiche per integrare software esterni nei browser, ha chiamato a raccolta gli sviluppatori per riuscire in breve tempo a sviluppare una tecnologia alternativa che abbia il minimo impatto sugli utenti e sulle pagine create. Una mailing list per raccogliere idee e proposte è stata subito messa a disposizione del pubblico.

L’affare è più grande di quanto si è creduto nel 1999, anno in cui la Eolas portò il caso dinanzi la giustizia USA. Il brevetto della Eolas è stato sviluppato, secondo quanto afferma la piccola società, sin dal 1990 e copre tutti i casi in cui un software esterno viene utilizzato all’interno del browser. Quasi tutti i browser sviluppati sinora, compreso Opera, Netscape e Mozilla, hanno utilizzato tale tecnologia per accettare le animazioni Flash, i filmati Quicktime e qualsiasi altro contenuto esterno.

Ma c’è qualcosa ancora di più grande sullo sfondo. Nei Windows attualmente in commercio e ancor di più nel futuro Longhorn (il nome in codice del nuovo sistema previsto per il 2005), il browser è parte integrante del sistema operativo, è la sua interfaccia. Adducendo questa ragione Microsoft si è sempre opposta al ‘distacco’ di Internet Explorer da Windows durante il processo intentato a varie ondate da Netscape e dal Dipartimento della Giustizia USA. Se il browser da oggi in poi non potrà integrare, come chiede Eolas, strumenti di interazione con altri software cade tutta l’architettura di Windows.

Le ripercussioni sono dunque profonde e imprevedibili. La stessa Eolas non ha risposto alle sollecitazioni che gli sono state poste dalla comunità degli sviluppatori per bocca del W3C. La piccola società non sembra cercare soldi, quanto più un principio da affermare. Lo stesso emerge da uno scambio di mail fra Mike Doyle, fondatore e presidente della Eolas, e Robert Cringely. In una mail Doyle si identifica nel paladino dei piccoli contro i grandi a favore dell’intera industria del software: «Pensa solamente a come potremmo utilizzare il brevetto per rinvigorire e espandere la competizione in questo moribondo mercato».

La soluzione più probabile a tutt’oggi è quella di trovare strumenti e metodi liberi da brevetti che possano supplire ai metodi utilizzati sinora. Addio dunque a Plug-in e applet così come li conosciamo ora, addio al tag <OBJECT> e alle sue varianti. Da domani dobbiamo prepararci a nuove soluzioni, e forse penseremo anche di più a quanto sia importante, per lo sviluppo delle architetture fondanti a società dell’Informazione, utilizzare tecnologie libere da brevetti, così come affermato con forza dallo stesso W3C.