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IBM alla sbarra per i tumori dei dipendenti

IBM dovrà presentarsi davanti alla corte per difendersi dalle accuse di alcuni dipendenti che, dopo aver sviluppato tumori, danno la colpa alle modalità di lavoro delle officine, a contatto con pericolosi agenti chimici. Grosse le implicazioni previste.

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E’ giunto il giorno in cui l’accusa portata avanti da James Moore e Alida Hernadez nei confronti di IBM arriva innanzi ad una corte. I due hanno esposto denuncia contro Big Blue dopo aver lavorato per anni a contatto con agenti chimici nelle officine IBM ed aver in seguito sviluppato tumori (rispettivamente un linfoma ed un carcinoma al seno).

Il caso rischia di rivelarsi più grande del previsto in quanto almeno altri 200 dipendenti starebbero attendendo l’esito del primo procedimento legale per eventualmente avanzarne ulteriori. L’accusa Moore/Hernandez è quella di aver lasciato lavorare i dipendenti a contatto di sostanze tossiche ben sapendo dei rischi ma tuttavia tralasciando ogni misura preventiva e soprattutto non informando i dipendenti del pericolo in corso.

La vicenda avrà risvolti legali, di immagine, ma anche di mercato. Big Blue infatti potrebbe a sua volta girare le accuse ai propri fornitori, si dovrebbero cambiare le procedure di lavorazione dei prodotti ed i rapporti di fornitura potrebbero subire improvvise forzate variazioni. Già alcuni fornitori IBM (quali Eastman Kodak e DuPont) avrebbero raggiunto transazioni preventive con alcuni lavoratori, pur negando tuttavia ogni comportamento negativo contrario alle leggi in vigore.

Il caso è il primo del suo genere nel settore. Al processo prenderanno parte anche Shell Oil, Union Carbide e Dexter Chemical, chiamate alla sbarra da altri due dipendenti IBM con accuse del tutto simili a quelle intentate contro Big blue.