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I miti dello spam tra leggende e verità

Lo spam viene spesso affrontato dai media dando per scontato verità mai provate ed estendendo le varie ipotesi verso tesi mai dimostrate. Ed è così un reportage di Rebecca Lieb svela tutti i falsi miti dello spam, dall'origine ai rimedi.

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A proposito di spam ci sarebbero in circolazione poche verità e molti luoghi comuni, idee infondate, ipotesi bislacche. Questo è quanto si evince da un reportage sponsorizzato dal Washington Post e firmato Rebecca Lieb. Secondo l’autrice sarebbe infatti riscontrabile in ogni dibattito incentrato sullo spam una serie di idee che si passano di fonte in fonte ma che spesso non trovano né alcun riscontro reale, né alcuna statistica certificante.

Nel reportage, per tracciare il fenomeno, viene indicato una sorta di decalogo delle false supposizioni legate al mondo dello spam:

  • Al mondo ci sono circa 200-300 spammer di siti “hardcore” (notizia decisamente falsa, numero decisamente sottostimato)
  • Gli spammer sarebbero soprattutto residenti fuori dagli USA (notizia futile in quanto ognuno punta il dito contro altri ed in verità ciò che conta è chi produce il danno e non certo il luogo; il luogo è uno solo: la Rete)
  • Una legge contro lo spam metterà fine al problema (una bella utopia senza basi concrete, ed un accordo internazionale tra le parti lese sarebbe perlomeno un bel passo avanti)
  • Lo spam è… (cosa è lo spam? Definirlo una volta per tutte con una certa omogeneità significherebbe dare maggior spessore alla lotta contro il fenomeno e soprattutto eviterebbe il vanificarsi delle leggi per vizi di forma e cavilli epistemiologici)
  • Gli operatori autorizzati fanno pubblicità e non spam (può essere la notorietà o la legittimità di un marchio a far da garante alla pubblicità che ne vien fatta? La risposta è no, assolutamente no)
  • L’accondiscendenza può essere un deterrente (nessuno stratagemma di accordo può regolare lo spam, dunque va combattuto senza patteggiamento alcuno)
  • Mai dissociarsi (le leggende metropolitane sul “subscribe” sono molte, ma da alcune statistiche si evincerebbe come nessuna verità sia assoluta e dunque non è detto che un “subscribe” posto da spammer di un certo tipo sia effettivamente efficace)
  • Microsoft sta combattendo contro lo spam (in verità le pratiche operate da Microsoft nel tappare le falle dei propri sistemi sembrano più rivolte a mantenere il controllo totale degli upgrade e del codice piuttosto che ad una effettiva protezione degli utenti)
  • Un database di utenti che non vogliono spam è sufficiente a combattere le mail indesiderate (se gli spammer attendessero un consenso il problema non si porrebbe nemmeno, ed inoltre non può passare un principio quale quello del silenzio-assenso)
  • Lo spam può mettere in ginocchio la rete Internet (impossibile, al massimo può fermare un server o un ISP tramite attacchi mirati, ma non può certo minare le funzionalità dell’intera rete)

Nel frattempo sta per arrivare negli Stati Uniti la firma del Presidente Bush alla cosiddetta “Can Spam“, la legge che dovrà intervenire a bloccare l’attuale carenza legislativa nel settore: approvata al Congresso a larga maggioranza, la Can Spam chiarisce i comportamenti nei confronti di filtri anti-spam, assenso degli utenti, stratagemmi quali mittente ed oggetto del messaggio creati artificiosamente con scopi fraudolenti.