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C’è l’MPAA dietro il documento anti-P2P

Un documento inizialmente correlato al Procuratore Generale della California Bill Lockyer, si rivela un suggerimento diretto dell'MPAA. Nel testo forti parole di ritorsione nei confronti nel mondo del P2P. Il caso nasce ancora una volta dai metadata Word.

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Una lettera pubblicata dal Wired, pur in assenza di conferme ma con il forte avallo dell’assenza di solerti smentite, lascia trasparire un certo atteggiamento negativo nei confronti dell’ambiente del P2P, tanto da lasciar presagire un clima minaccioso che potrebbe sfociare in un nuovo giro di vite di matrice legislativa.

Il peer-to-peer è un canale pericoloso e il file sharing è una pratica che mette in pericolo l’utenza: file illegali, immagini di carattere pedo-pornografico, software di dubbia origine. Questa, in sintesi, l’opinione di colui che viene inizialmente ritenuto l’autore del documento emerso: Bill Lockyer, Procuratore Generale della California, colui che (secondo la biografia del sito ufficiale) «lavora per proteggere i diritti individuali, civili ed economici, delle persone».

«Noi non possiamo commentare in questo momento qualunque documento che l’ufficio del Procuratore Generale possa o non possa aver prodotto, ma rimaniamo in accordo sulla potenziale pericolosità per il pubblico delle tecnologie peer-to-peer»: questo il commento del portavoce di Bill Lockyer in Sacramento, Tom Dressler.

Un retroscena non secondario si aggiunge però in seguito alla vicenda. A svelarlo è, ancora una volta, un metadata di Word (sia Colin Powell che gli uffici di SCO hanno già pagato dazio) che svela l’intervento nel documento da parte di tale “stevensonv”: l’attenzione balza subito a Vans Stevenson, vice presidente dell’MPAA (Motion Picture Association of America), il quale avrebbe ovviamente tutto l’interesse affinchè una maggior severità possa gravare sulla legislazione di ambito P2P.

E il giro di vite è chiarito al termine del documento incriminato, ove l’autore preannuncia un «qualsivoglia intervento si renda necessario» per garantire i diritti di chi usa strumenti di file sharing. Preso in flagrante, Vans Stevenson non ha potuto negare la propria partecipazione alla redazione del documento: negata la completa paternità del tutto, egli ha però «absolutely» confermato il proprio input all’intervento.

Vans Stevenson ha altresì inteso rincarare l’attacco ricordando come l’industria cinematografica e musicale sia la linfa vitale della California: ogni intervento legislativo in materia non andrebbe quindi certamente considerato come un intervento interessato, ma piuttosto come un serio provvedimento a difesa di un mercato strategico per l’economia dell’intero paese.