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Source Code Club: codice segreto vendesi

Un nuovo negozio online appartenente ad un anonimo Source Code Club promette di vendere parte di codice sorgente di importanti software, ed a riprova della propria affidabilità pubblica il nome dei file a disposizione.

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Si fa chiamare Source Code Club e distribuisce nientemeno che codice sorgente segreto e, ovviamente, rubato. Non solo: se il codice desiderato non è nel paniere delle disponibilità, allora è possibile ordinarlo tramite contatti mail sicuri e con buona probabilità entro poche settimane si potrà avere quanto richiesto. Il gruppo ha messo dunque online un vero e proprio negozio virtuale ove il codice di vecchie versioni di importanti software viene messo in vendita.

Il sito mostra oggi un messaggio in cui, scusandosi con i visitatori, si avverte che il gruppo sta cambiano modello di business, sempre comunque incentrato sul mercato dei «segreti aziendali».

A riprova della serietà (con tutte le riserve possibili sul termine) dell’operazione, il sito proponeva altresì il nome dei file a disposizione. Rimane da capire a chi possa interessare fattivamente ad esempio parte del codice del vecchio Napster (il re del primo file-sharing, non l’attuale Music Store di Roxio) al prezzo non certo modico di 10.000$.

Il contatto del gruppo con l’esterno è curato da tale Larry Hobbles (presumibilmente un nick), il quale con alcuni messaggi a mailing list ha sottolineato la massima segretezza e riservatezza degli scambi: ogni contatto è protetto da apposito algoritmo di crittografia ed ogni materiale residuo della comunicazione viene distrutto immediatamente dopo la comunicazione stessa. Tutto ciò a massima garanzia sia dell’utente che del Source Code Club.

Il dominio del sito è registrato in Ucraina e la disponibilità offerta è relativa a centinaia di prodotti. Nessun danno concreto sembra al momento minacciare alcuna azienda di rilievo in quanto l’aggiornamento dei prodotti negli anni ha reso vetusti e inutilizzabili i codici diffusi. Rimane evidente però il problema della fuga di tali segreti professionali e la ulteriore riprova della non impeccabile impermeabilità delle dot-com alle intrusioni esterne (vedi la recente distribuzione non autorizzata di codice Microsoft, Altavista, Cisco o del noto videogioco Half Life).