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Sony, Microsoft, Apple: pace all’italiana?

Un progetto firmato dall'italiano Leonardo Chiariglione, già fondatore della Moving Pictures Experts Group (MPEG), intende creare una piattaforma di interoperabilità tra i vari standard di tutela del copyright a vantaggio del mercato e dell'utenza.

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Una proposta dal forte sapore italiano arriva a dirimere una questione che sta scaldando i toni della concorrenza in tema di musica digitale. La proposta prende infatti origine dal Digital Media Project (DMP) di cui fanno parte Moving Pictures Experts Group (MPEG; fondatore l’italiano Leonardo Chiariglione, ora primo promotore della nuova iniziativa), Panasonic, Telecom Italia, British Telecom, Mitsubishi, Matsushita ed altre importanti società del settore.

Il problema sollevato è quello della non-interoperabilità dei vari standard, e ad esempio del tutto viene sottolineata la forte lottizzazione del mercato posta in essere da aziende quali Sony, Microsoft e Apple (titolari di propri standard, proprie tecnologie e propri hardware). Dalla incomunicabilità dei formati ne scaturisce una forte limitazione delle possibilità del mercato, con un’utenza costretta ai limiti imposti dalle piattaforme.

L’ultima proposta concreta del gruppo è di un lettore portatile multi-piattaforma (Portable Audio and Video Devices) in grado di superare le attuali divisioni tra i vari lettori esistenti (esempio: i brani scaricati da iTunes sono leggibili da altri supporti solo tramite difficoltoso procedimento che scoraggia l’utente ad evadere dai binari che portano all’acquisto di un iPod). Il piano di lavoro prevede un primo riscontro concreto del progetto entro Aprile 2005.

Come specificato dal “Digital Media Manifesto” riportato sul sito Chiariglione.org, il progetto si pone come obiettivo primario il tentativo di creare una interoperabilità tra sistemi di tutela del copyright, ma prerequisito imprescindibile è la tutela del copyright stesso: «uno standard per l’interoperabilità dei sistemi di gestione digitale del copyright è cosa essenziale», così descrive il progetto Thomas Curran, co-fondatore DMP.

Un patto di non belligeranza sarebbe già un buon risultato, ma va sottolineato come l’iniziativa non sia al momento supportata da nessuno dei grandi detentori degli standard. La via dell’interoperabilità, dunque, sarà piena di ostacoli.