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Lo spam ha gli occhi a mandorla

Il 26% dello spam mondiale proverrebbe oggi da Cina e Sud Corea, dato più che raddoppiato rispetto a 12 mesi or sono. Presto si prevede che l'area diventi il polo principale nella produzione di mail non desiderate.

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Secondo gli ultimi dati raccolti dagli Internet Service Provider del Sol Levante, l’oriente sta diventando un grande produttore di spam. Nell’ultimo mese, infatti, almeno il 26% dell’intera posta-spazzatura segnalata al mondo proviene da Cina e Sud Corea, e le stime prevedono una ulteriore imponente crescita del fenomeno.

Secondo l’ISP Assn (Hong Kong) entro breve i due paesi produrranno lo stesso quantitativo di spam oggi prodotto dagli Stati Uniti (attualmente il paese maggiormente responsabile del fenomeno). L’aumento nell’ultimo anno è stato di oltre il 100%: se la Cina è passata dal 6.24% all’11.63% (percentuali riferite allo spam registrato a livello internazionale), il Sud Corea ha quasi triplicato il 5.8% di un anno or sono con il 15% odierno.

Andy Lake, responsabile MessageLabs per l’area orientale, va oltre il semplice dato statistico ed evidenzia le cause che stanno spostando il baricentro dello spam verso la nuova area. La Corea, innanzitutto, è una delle zone con la più sviluppata rete a banda larga: si calcola che la posta elettronica interna circolante nel paese sia costituita almeno per il 60% da messaggi non desiderati di matrice pubblicitaria. La Cina, d’altro canto, rimane a tutt’oggi un «porto franco» per gli spammer grazie alla diffusa deregulation vigente.

Se la classe dirigente avanza ipotesi di intervento in merito, rimane però una certa attuale incapacità di intervento. Li Yuxiao, leader del gruppo anti-spam cinese, sottolinea come il tutto sia ormai un fenomeno planetario indipendente dalle singole realtà nazionali: la guerra allo spam, dunque, deve essere globale e non piuttosto limitata ai singoli interventi non coordinati.