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Bush e Kerry si sfidano sul broadband

Bush promette un broadband diffuso entro il 2007 grazie alla liberalizzazione di un mercato sufficiente ad otturare le attuali mancanze. Kerry non promette un progetto a scadenza, ma rivela ambizioni più ampie ed auspica un intervento federale.

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La sfida Bush contro Kerry si sta sviluppando su ogni fronte e le nuove tecnologie si stanno imponendo come importante punto di discussione nel dibattito in corso. Uno dei principali nodi da sciogliere è quello della diffusione del broadband ed i due candidati alla presidenza hanno forzatamente dovuto affrontare la questione suggerendo le proprie (ampiamente differenti) ricette risolutive.

La prima sostanziale differenza è il principio dell’intervento. Secondo Bush, infatti, è sufficiente lasciare al mercato il destino del broadband: sciogliendo le briglie legali in cui si può impantanare la questione, sarebbero dunque le leggi economiche a portare l’offerta del broadband dove c’è domanda. Kerry è di diverso avviso: il mercato non basta ed una aggressiva politica di intervento potrebbe aiutare l’estensione con modalità più omogenee e soprattutto con maggiore equità. I due candidati convergono sulla necessità di una tassazione per finanziare le opere, ma divergono sull’obiettivo della tassa.

Secondo i dati diffusi dalla Federal Communication Commission (FCC) gli Stati Uniti sono il paese con il maggior numero di utenti dotati di broadband. Gli States contano infatti 28 milioni di connessioni (seguiti dall’Europa, a quota 23 milioni e dal Giappone a quota 14). L’ottica si capovolge però se si valuta la penetrazione del broadband in proporzione alla popolazione totale: il Sud Corea, avente 11 milioni di abitanti, ha una penetrazione della linea pari al 21.3%; Hong Kong segue al 14.9% ed il Canada è in terza posizione con l’11.2%; gli States sono fermi ad appena il 6.9%.

Le politiche di intervento dei due candidati sono poco raffrontabili perchè mentre Bush rassicura gli americani promettendo la fine del proprio progetto entro il 2007, Kerry non localizza nel tempo la propria promessa ma avanza ambizioni più ampie ipotizzando linee molto più veloci di quelle esistenti allo stato dei fatti. Anche in questo argomento, dunque, nonostante l’ampia divergenza di vedute, i due chiudono sul pareggio ed il problema è rinviato a quando la politica sostituirà la campagna elettorale ed i fatti sostituiranno le promesse.