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Buongiorno: accuse di illecito trattamento dei dati

Buongiorno Vitaminic è finita nel mirino delle fiamme gialle per un clamoroso caso di "illecito trattamento dei dati personali" che avrebbe fatto 450.000 vittime tra gli iscritti alla vecchia newsletter di Fuorissimo.it. Il gruppo rischia pesanti sanzioni

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Frode informatica e violazione della privacy: con queste accuse il gruppo Buongiorno Vitaminic è finito nel mirino degli inquirenti in seguito agli esiti dell’operazione “Newsletter” che la Guardia di Finanza ha condotto sotto la coordinazione del pm Gianluca Braghò.

Il reato contestato consegue ad un non autorizzato invio di mail a circa 450.000 persone. Gli indirizzi erano negli archivi Buongiorno in quanto l’azienda aveva nel passato curato l’invio delle mail per conto del sito Fuorissimo.it: sciolto il legame contrattuale tra le due aziende, Buongiorno ha fattivamente perso ogni diritto sugli indirizzi mail in possesso ma avrebbe continuato ad inondare tali caselle mail con pubblicità varie. Di qui l’esposto, la denuncia, le indagini.

Il caso assume immediatamente importanza a causa di alcuni fattori che determinano le dimensioni del tutto: Buongiorno, quotata sia al Nasdaq che sul Nuovo Mercato, ha in gestione ulteriori 50 milioni di indirizzi mail. Ora il caso passa nelle mani del Garante per la privacy il quale dovrà pronunciarsi in merito alla condanna. Buongiorno Vitaminic rischia fino a 250 euro di sanzione per ogni mail inviata senza la dovuta autorizzazione.

Le mail inoltrate da Buongiorno avrebbero avuto come oggetto principale la promozione delle attività del gruppo, ma tutto ciò avrebbe avuto luogo senza le dovute autorizzazioni da parte del titolare del database (né senza alcun compenso per il prezioso materiale utilizzato, né tantomeno senza l’autorizzazione degli utenti coinvolti). Si segnalano inoltre difficoltà riscontrate dagli utenti che intendevano cancellarsi dalla newsletter incriminata.

Non è la prima volta che Buongiorno fa parlare di sè per la gestione del proprio archivio di indirizzi e-mail. Nell’aprile del 2002 il quotidiano online Punto Informatico fu condannato al pagamento di 51 mila euro per aver pubblicato alcune frasi che, seppur in modo indiretto, accusavano la società di un utilizzo “allegro” degli indirizzi e-mail registrati nelle proprie banche dati.

Buongiorno, in una nota, «si dichiara tranquilla di poter chiarire completamente presso le Autorità competenti la posizione propria e dei propri manager».