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Cortiana vs FIMI: botta e risposta sulla Urbani

Mentre la legge Urbani continua il suo stallo nelle aule della Camera, il senatore Cortiana accusa il Governo di aver perso la bussola tra tasse e Finanziaria e di non portare avanti un progetto privo di ostacoli. La FIMI accusa Cortiana di non collaborar

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Duro botta e risposta tra il senatore dei Verdi Fiorello Cortiana e la FIMI (Federazione dell’Industria Musicale Italiana) circa l’attuale stallo che ha coinvolto la tanto discussa e contestata Legge Urbani. Il feroce batti e ribatti prende origine dalle parole del senatore il quale senza mezzi termini addita l’attuale situazione della maggioranza («ormai politicamente impazzita») quale causa primaria della sospensione dei lavori.

Cortiana accusa le pressioni della FIMI ma gira le colpe soprattutto sul Governo in quanto, nonostante il pieno appoggio dell’opposizione ed una larga comunanza di vedute tra le parti, si sarebbe persa tra tasse e Finanziaria non riuscendo a convertire in norme quelle proposte dichiaratamente condivise. Il dito viene puntato nella fattispecie sui quattro anni di carcere richiesti anche per i semplici casi di P2P, con una linea generale che tende a parificare «un ragazzo che scambia un file» ad un «camorrista che smercia film pirata per milioni di euro».

Non si fa attendere la stizzita replica della FIMI la quale in una nota di poche righe difende la propria scelta ed accusa il senatore Cortiana di non voler in realtà collaborare («FIMI ha proposto delle soluzioni di compromesso nelle audizioni parlamentari che peró il senatore Cortiana rifiuta di discutere»).

Così recita il comunicato della federazione: «Non ci sono quindi piú giustificazioni alla pirateria online. Chi mette in condivisione abusivamente materiale protetto rischia sanzioni penali in tutti i maggiori Paesi del Mondo. […] Come FIMI difenderemo fino in fondo i contenuti, perché sono alla base dello sviluppo di un’offerta tecnologica avanzata in un Paese civile. Ci opporremo sempre al far west in rete, a dispetto di chi vuole far credere che vi sia un intento persecutorio verso i ragazzini».