QR code per la pagina originale

Kazaa, odore di stretta finale

5 major della musica e 25 etichette minori hanno firmato una denuncia contro il gruppo Sharman Networks. La colpa è la solita, ovvero quella di permettere tramite Kazaa lo scambio di file protetti. Il processo sarà svolto in Australia.

,

Le ultime notizie relative al rapporto tra il mondo della produzione musicale e la Sharman Networks sanno tanto di stretta finale per il noto software di file sharing Kazaa. La guerra che la RIAA ha dichiarato al P2P era iniziata proprio dagli utenti del software Sharman (ai tempi il più scaricato al mondo). Oggi una denuncia sembra voler stringere con forza il cerchio attorno al P2P ed il campo di battaglia sarà l’Australia.

La nuova denuncia che porterà Kazaa sul banco degli imputati è controfirmata da 5 major e da altre 25 etichette della distribuzione musicale dislocate in tutto il mondo. L’accusa farà leva sulle nuove stringenti leggi australiane sul peer-to-peer, ma i contenuti rimangono sempre gli stessi: 3 miliardi di brani musicali vengono scambiati ogni mese senza che i responsabili di Kazaa facciano nulla per impedire tale pratica. La linea della difesa è identicamente ferma sull stesse posizioni: impossibile controllare l’uso che gli utenti fanno dello strumento, dunque non c’è responsabilità alcuna per un software che semplicemente permette agli utenti di condividere i file desiderati.

La notizia dell’offensiva legale viene salutata con molto favore dal massimo rappresentante della International Federation of the Phonographic Industry, Jay Berman, il quale confida di guardare con molto interesse a ciò che succederà nelle prossime settimane in Australia.

L’accusa non colpisce solo Kazaa, ma si estende a tutta la partnership legata al software. Tra le aziende citate figurano infatti Altnet (e il CEO Kevin Bermeister), BDE (Brilliant Digital Entertainment), LEF Interactive. Citato anche il CEO di Kazaa Nicola Hemming. La denuncia punta non solo a rallentare ostruzionisticamente la marcia del P2P, ma anche a recuperare i danni inferti al mondo della musica dal software. Se la sentenza dovesse andare in tal senso si sancirebbe presumibilmente la fine di ogni velleità di scambio file e sarebbe costituito un pericoloso precedente anche per gli altri nomi del mondo del file sharing.