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RIAA, appello respinto: si continua con i John Doe

Respinto l'appello della RIAA, situazione confermata e tutto rimane come prima: ad ogni denuncia contro utenti accusati di aver violato copyright, una sentenza permetterà o negherà l'apertura degli archivi degli ISP per risalire ai dati personali.

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Mentre il 2004 è terminato con un feroce aumento della pressione che RIAA ed MPAA hanno imposto al P2P sul piano della battaglia legale, il 2005 inizia con una piccola conferma che diventa da una importante vittoria per il peer-to-peer ed un profondo sospiro di sollievo per gli Internet Service Provider: l’appello portato avanti dalla RIAA è stato respinto e dunque gli ISP avranno il diritto di non far aprire i propri archivi con lo scopo di identificare particolari utenti.

In pratica viene confermata la situazione attualmente esistente: la RIAA può avanzare le proprie denunce solo verso utenti anonimi identificati da semplici indirizzi IP. Per risalire alle generalità di questi “John Doe” è necessaria una sentenza di condanna che diviene così il lasciapassare per accedere agli archivi ove gli ISP tengono traccia degli accessi alla Rete da parte dei propri utenti.

Gli archivi sono stati difesi a suo tempo con forza dagli ISP proprio per non trovarsi a dover consegnare dati personali relativi alla propria utenza (andando a ricoprire una situazione imbarazzante in cui il gruppo deve puntare il dito contro la sua propria stessa clientela). Il diritto è ora garantito dall’appello respinto dalla Corte d’Appello dell’ottavo circuito.

Mentre la Corte Suprema ha già negato di volersi occupare della questione (l’attuale sentenza conferma una precedente procedura conclusasi con eguale verdetto), il portavoce RIAA Jonathan Lamy ha già diffuso presso gli organi di stampa la ferma volontà della RIAA nel continuare il percorso intrapreso, sminuendo tale sentenza e ricordando come ad oggi siano già migliaia i John Doe nelle maglie della legge.