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Legge Urbani: torna il carcere, torna la protesta

L'iter della legge Urbani torna in alto mare: gli emendamenti che avrebbero dovuto eliminare il penale dal testo del provvedimento sono stati cambiati ed il nuovo testo torna a prevedere il carcere per chi usa strumenti P2P

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La Legge Urbani, per la quale si era recentemente profilato un certo rasserenamento che lasciava ben sperare per un accordo tra le parti, rischia ora di veder minata tutta l’opera costruttiva tessuta negli ultimi mesi: con una modifica agli emendamenti, infatti, il provvedimento è tornato ad una versione vicina all’originale.

Torna il penale nel testo della legge. Se il testo dovesse essere approvato, dunque, il reato di file sharing tornerebbe ad essere punito con il carcere così come era previsto fin dall’inizio. Le polemiche sorte contro la legge avevano però bloccato l’iter legislativo ed anche il ministro per l’Innovazione e le Tecnologie Lucio Stanca aveva auspicato misure più morbide, più equilibrate e soprattutto commisurate alla realtà del reato stesso («con questa proposta di emendamento […] è stato onorato l’accordo preso in sede di approvazione del dl Urbani al fine di rendere più equilibrate e più giuste le disposizioni per la lotta alla pirateria informatica»).

L’on. Cortiana, in queste ore impegnato anche nella battaglia contro la brevettabilità del software a livello europeo, si fa portavoce del gruppo contro la legge Urbani scagliando accuse contro il Governo: «Il ministro Urbani prese un impegno solenne in Parlamento, nel maggio scorso, perché la norma che prevede che scaricare una canzone da internet sia un reato penale venisse cambiata. […] ora il Governo fa un vero e proprio gioco delle tre carte, cambiando con una proposta di emendamento del Presidente della VII Commissione Asciutti, il contenuto e le forme degli accordi: ora dovremo discutere di un provvedimento dentro un decreto legge che nulla ha a che fare con questi temi e dovremo discutere non di togliere il reato penale, come previsto, ma solo di ridurre le pene».

Cortiana conclude il proprio monito con un avvertimento: «dopo una vasta consultazione con la rete e con le associazioni coinvolte abbiamo deciso di togliere la deliberante e mettere in campo una feroce opposizione a questa proposta, che continua a difendere le rendite di posizione, […] a non porre all’ordine del giorno la costruzione di una economia sana e legale, ma assume invece una logica smaccatamente proibizionista».