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6 mesi di carcere per il virus writer del 911

L'apertura dell'allegato alle mail modificava il numero di chiamata alla MSN TV di Microsoft con il numero 911 del Pronto Intervento statunitense: il responsabile è stato identificato e la sentenza prevede 6 mesi di carcere e 27.100 $ di sanzione

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Sei mesi di carcere e una pena pecuniaria non eccessiva: la sentenza che chiude la vicenda di uno sprovveduto virus writer della Louisiana può essere considerata dallo stesso come un lieto fine. Il protagonista della vicenda, l’ultraquarantenne David Jeansonne, ha infatti scampato le pene massime previste per reati della tipologia riscontrata, evitando così fino a 10 anni di carcere e 250.000 dollari di sanzione.

Jeansonne è il responsabile di un bizzarro worm che ha avuto conseguenze limitate ma uno sviluppo particolare: il codice maligno era contenuto in una mail inviata dal virus writer in persona; all’apertura dell’allegato veniva eseguito un piccolo tool in grado di modificare il numero con cui il sistema dei vari utenti colpiti era programmato per accedere al web tramite MSN TV, un servizio di WebTV fornito da Microsoft; il numero veniva modificato in 911, ovvero il famoso numero di emergenza che negli USA viene usato per chiamare il pronto intervento (il corrispettivo statunitense del 112 italiano).

Il giudice distrettuale Ronald M. Whyte ha stabilito che la giusta sentenza è di 6 mesi di detenzione e 27.100 dollari di sanzione in favore di Microsoft (parte lesa). La sentenza pone le sue basi soprattutto nel fatto che il numero chiamato è un importante numero di pubblica utilità ed un’eventuale estensione del worm avrebbe causato notevoli danni indiretti a chiunque non avesse potuto eventualmente avere accesso al servizio stesso.

Graham Cluley, responsabile Sophos, applaude l’iniziativa legale Microsoft sottolineando l’importanza di sentenze di questo tipo. L’FBI è riuscita a risalire al colpevole (in carcere ormai fin dal Novembre 2004, dunque presto rilasciato) grazie ad un sistema con il quale Jeansonne otteneva via mail un numero identificativo dell’hardware delle vittime dell’attacco.