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Laziomatica: è veramente questione di hacker?

Laziomatica accede all'Anagrafe di Roma usando la propria password, il tutto con scopi probabilmente ben diversi da quelli previsti dagli accordi tra la società e il Comune di Roma. Ma è giusto allora parlare di 'hacker'?

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E’ la notizia delle ultime ore: un “hacker” avrebbe violato il sistema informatico dell’Anagrafe di Roma riuscendo ad ottenere i dati di centinaia di persone. La vicenda rientra all’interno del caso delle firme fasulle per la presentazione delle liste regionali e dello scontro Mussolini/Storace per la presentazione della lista “Alternativa Sociale”.

La vicenda, però, sembra quantomai intricata e la stessa parola “hacker” sembra essere usata doppiamente a sproposito. Tutto verte su di una serie di accessi al database dell’Anagrafe da parte della società Laziomatica, «strumento della Regione Lazio per la realizzazione del sistema informativo regionale in sostegno allo svolgimento dei compiti e delle funzioni istituzionali dell’Amministrazione Pubblica Regionale». Tali accessi sono stati segnalati da Giovanni Hermanin, assessore al personale, il quale riporta anche gli orari precisi nei quali i dati sono stati prelevati.

Incredibilmente, però, è stato fin da subito possibile risalire al responsabile dell’introduzione indebita nell’archivio: la password usata è una password riservata agli addetti Laziomatica, dunque la responsabilità va presumibilmente attribuita alla suddetta società.

Il dubbio sorge però spontaneo: introdursi nell’archivio usando una password regolarmente autorizzata dal sistema non significa introdursi in modo non autorizzato. Al tempo stesso, dunque, il termine “hacker” risulta essere usato totalmente fuori luogo. Su questo punto la vicenda si fa però più nebulosa e sarà su questo nodo che dovranno svilupparsi i principali accertamenti. Questo quanto comunicato dal Campidoglio: «Secondo un Accordo sottoscritto in data 12 maggio 2004 tra Regione Lazio e Comune di Roma, la predetta Società è abilitata ad interrogare la banca dati del Comune soltanto per le attività concernenti le prestazioni sanitarie da erogarsi ai cittadini residenti nel Comune stesso».

Se tale impostazione fosse confermata, ad essere additato non sarebbe l’uso truffaldino degli strumenti informatici, ma l’uso truffaldino dei dati ottenuti tramite un accesso tecnologicamente lecito e specificatamente autorizzato da precisi accordi: l’accesso è autorizzato, l’uso dei dati al di fuori dei contesti previsti è invece proibito. Il che costituisce un distinguo dal quale la buona informazione non dovrebbe sicuramente prescindere.

Altre ipotesi vedono la società Laziomatica assolutamente esclusa dall’accesso a tali dati, ma in tal caso l’uso della password all’accesso non dovrebbe permettere di poter godere dei dati prelevati. Le indagini sono scattate in modo sollecito: in ballo c’è lo status istituzionale simbolico del concetto di privacy.