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Spam, segnali di assuefazione

L'utente medio si sta abituando all'idea di dover sopportare lo spam e prova dunque meno fastidio nel ricevere posta indesiderata. E' questo uno dei risultati emersi da un'indagine Pew Internet & American Life Project a un anno dalla Can Spam

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Strumenti di filtro e Can Spam poco hanno ottenuto nella battaglia contro lo spam, ma nel contempo è emersa una nuova realtà tra l’utenza: lo spam risulta oggi infatti essere meno fastidioso, e ciò non tanto perchè ne sia diminuito il flusso, quanto per una congenita autodifesa. L’utente, insomma, si è abituato all’idea di ricevere mail indesiderate ed inizia a considerare lo spam come parte stessa del web, una sorta di menomazione con la quale è necessario imparare a convivere.

A questa conclusione è giunta una ricerca Pew Internet & American Life Project volta a fotografare lo stato dei fatti a distanza di poco più di un anno dall’introduzione della discussa Can Spam statunitense. La ricerca è stata condotta nel Gennaio 2005 su un campione intervistato di 1.421 utenti. Queste le principali conclusioni a cui è giunto il noto istituto di statistica:

  • Il 28% degli intervistati aventi un indirizzo mail personale afferma di ricevere più spam oggi rispetto a quanto non ne ricevesse 12 mesi or sono (prima della Can Spam); il 22% del campione afferma il contraio;
  • Il 21% degli intervistati aventi un indirizzo mail sul posto di lavoro afferma di ricevere più spam oggi rispetto ad un anno fa, mentre il 16% del campione afferma il contrario;
  • La fiducia nello strumento rappresentato dalla posta elettronica è scesa da un fattore del 62% al 53%;
  • Il 22% degli intervistati afferma che lo spam ha imposto la diminuzione dell’uso dell’e-mail: un anno fa tale percentuale era del 29%;
  • Il 67% del campione ha manifestato chiaro fastidio al cospetto dello spam, ma tale dato risulta essere in importante calo rispetto a quanto registrato un anno fa quando lo stesso atteggiamento era palesato dal 77% degli intervistati;
  • Il 35% degli intervistati dichiara di aver ricevuto mail catalogabili come “phishing” ed il 2% di essi (dunque circa il 6% del totale del campione) ha risposto alla mail offrendo dati sensibili in pasto ad ignoti

Se lo spam rimane un problema importante ed avvertito come tale dall’utenza, emerge dunque però una certa assuefazione che rischia di far abbassare le difese di fronte al continuo attacco degli spammer. Dagli Stati Uniti, intanto, rimbalza la notizia di una condanna a 9 anni di carcere per un noto spammer che grazie alla sua attività criminosa aveva accumulato ben 24 milioni di dollari.