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Michael Robertson: la pirateria è un male necessario

Robertson non perde occasione per proporre il suo alternativo punto di vista. Secondo il leader del team Linspire la pirateria è utile perchè crea una base d'utenza e va combattuta con prezzi onesti piuttosto che con rappresaglie legali

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Michael Robertson, colui che a suo tempo si autoelesse come l’anti-Microsoft e che poi proprio da Microsoft fu però sconfitto in sede legale, ribadisce il suo alternativo punto di vista in un convegno londinese per la presentazione del nuovo Linspire 5.0. Robertson, in particolare, interviene proponendo una visione della pirateria plasmata sul concetto di un male necessario, una realtà con cui confrontarsi invece che una piaga da combattere a suon di denunce e sistemi anti-copia.

«La via per attaccare la pirateria è praticare prezzi onesti» spiega Robertson, il quale continua: «il sistema deve cambiare, in modo che la pirateria diventi una cosa positiva […] io spero che chi acquista Linspire lo dia anche ad altre 100 persone». Roberson conferma dunque una linea già praticata da tempo: dopo la debacle legale contro Microsoft il gruppo Linspire (oggi “Lindash”) ha rischiato concretamente di scomparire ma è proprio nel P2P che il sistema operativo open source ha trovato nuova linfa vitale per la propria sussistenza sul mercato.

Ed è sulla musica digitale che Robertson (nato con MP3.com), intende rilanciarsi: il recente MP3Tunes è infatti un music store privo di qualsivoglia sistema di Digital Right Management e ciò implica che l’acquirente può fare ogni uso desiderato dei file acquistati.

Robertson considera il P2P utile al mercato della musica digitale perchè crea una base di utenza (vitale per il mercato stesso). Schierandosi a metà tra major e P2P, Robertson non vede nel file sharing il sistema ideale, ma nel contempo critica fermamente le pratiche portate avanti dai big quali le major della discografia o la rivale storica Microsoft. In un intervento nel suo Michael’s Minute datato 31 Marzo, Robertson ha inoltre sminuito la tanto attesa sentenza sul caso Grokster perchè, similmente a quanto successo in seguito alla vecchia sentenza Betamax, i dispositivi sotto accusa sono talmente diffusi tra l’utenza che una eventuale seria rappresaglia dovrebbe portare la polizia in metà delle case degli americani. Secondo Robertson, insomma, le conseguenze derivabili da una eventuale sentenza negativa per il P2P sarebbero semplicemente improponibili.