QR code per la pagina originale

Lucio Stanca a tutto campo tra e-Content e P2P

Un grande dilemma digitale coinvolge il mercato dell'e-content e lo stato deve farsi garante dell'incontro tra le parti in causa: no alla criminalizzazione del P2P, si ad un intervento diretto dello Stato per stimolare un settore che vorrebbe esplodere

,

Con un apposito incontro con la stampa il neo-confermato ministro per l’Innovazione e le Tecnologie Lucio Stanca ha presentato il “Rapporto sui contenuti digitali nell’era di Internet“. Il rapporto è stato commissionato a suo tempo ad una apposita Commissione Interministeriale presieduta da Paolo Vigevano ed è stato pubblicato sul sito del ministero prima dell’attuale presentazione ufficiale nella quale il ministro si è espresso a tutto campo circa le problematiche che il settore sta attraversando.

Questi alcuni dei concetti espressi durante la conferenza stampa:

  • Il dilemma digitale
    Per “dilemma digitale” il ministro intende «lo squilibrio tra la volatilità della diffusione dei contenuti e la tutela della proprietà intellettuale»: l’avvento delle nuove tecnologie ha prodotto la smaterializzazione dell’opera, la quale è ora riproducibile all’infinito. Ne consegue un grave problema per un’industria culturale abituata da secoli a basare la tutela della proprietà intellettuale sul commercio della materialità dell’opera.
  • I meriti della Commissione
    Il ruolo delle istituzioni è quello di costituire un polo mediatore grazie al quale «è stato possibile mettere assieme per la prima volta i rappresentanti di interessi apparentemente contrapposti, come quelli dei provider di internet e dei carrier telefonici, con quelli dei produttori di musica, cinema, editoria, tv, per individuare una strategia comune ed un punto condiviso non solo di partenza ma, ora, anche di lavoro».
  • P2P e il Far West della Rete
    Particolarmente incisiva l’opinione di Stanca circa il dovere delle istituzioni negli interventi legislativi: «Internet non può essere considerato una zona franca, un Far West sede di “scorrerie digitali” […] la norma deve essere sufficientemente flessibile per non rappresentare un freno allo sviluppo della tecnologia e del mercato, alla diffusione della conoscenza […]». Inoltre: «dobbiamo proteggere il valore della proprietà intellettuale che questa nuova filiera può esprimere, agendo non in modo repressivo e criminalizzante, se non in presenza di organizzazioni criminose». Il P2P non può dunque essere criminalizzato in quanto tale, ma nel contempo è necessario uno strumento di controllo che operi al fine di bloccare gli usi illeciti che dello strumento è possibile fare.
  • Il mercato dei contenuti e la delocalizzazione
    «Abbiamo un mercato delle telecomunicazioni che ha la maggior incidenza sul Pil rispetto agli altri paesi e siamo secondi solo alla Gran Bretagna; grazie alla larga banda disponiamo di moderne “autostrade digitali”, con tassi di crescita tra i primi in Europa. Ma non abbiamo ancora sviluppato un’adeguata industria dei contenuti digitali […] Dobbiamo assolutamente evitare che gli ingenti contenuti del nostro patrimonio artistico, culturale ed ambientale vengano proposti in Rete da altri e subiscano una improvvida “delocalizzazione”. Essi sono una opportunità che dobbiamo sfruttare e valorizzare noi».

Da sottolineare, inoltre, l’intervento di Paolo Vigevano il quale ha riassunto in quattro punti gli ambiti di intervento individuati a seguito delle audizioni:

  • Incoraggiare un patto tra gli attori economici del settore, patto del quale le istituzioni devono farsi garanti;
  • Eliminare le zone franche della Rete, fermo restando però l’obiettivo di non criminalizzare le reti peer-to-peer;
  • Fare leva su comunicazione e sensibilizzazione quali armi importanti nella battaglia contro i comportamenti illeciti;
  • Le istituzioni devono scendere direttamente in campo per incoraggiare il mercato dell’e-content in Italia.

Dal dibattito emergono però due sfumature stonate. Innanzitutto gli intenti di non-criminalizzazione del peer-to-peer sembrano essere smentiti dagli stessi interventi legislativi portati avanti ad esempio con la Legge Urbani (già in altra occasione, comunque, Stanca aveva auspicato un ammorbidimento delle posizioni portate avanti dall’ex-ministro).

Inoltre lo sviluppo della banda larga non può ancora sicuramente essere motivo di vanto per la nostra nazione in quanto vari fattori tecnologico/legislativi mantengono una imbarazzante situazione di digital divide riconosciuta dalle stesse promesse di intervento recentemente promulgate dal neo-confermato ministro (l’unico tra i tre firmatari del P@tto di Sanremo, Stanca-Gasparri-Urbani, ancora in carica nel Berlusconi-bis)