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Quanto vale la musica digitale?

Apple ha creato con la musica digitale la classica gallina dalle uova d'oro, ma ora è costretta a dividersi le uova con le major. Ed entrambi ne vogliono un po' più di ieri. Il P2P, nel frattempo, esce dalla mischia.

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L’onda lunga del P2P sembra essere arrivata a destinazione. Sembra ormai posarsi docilmente e terminare la sua corsa (gloriosa) contro gli alti scogli eretti dall’industria della produzione musicale. I sintomi di una morte annunciata ci sono tutti, ma il P2P (inteso nel senso più generale di un file-sharing di file musicali tramite peer-to-peer) non risparmia qualche potente colpo di coda che parte dal basso e non sembra comunque costituire in prospettiva una vera incombente minaccia per i big del settore. L’intero mondo della musica digitale, piuttosto, sembra in fibrillazione e questa lenta agonia giunge, non a caso, in un momento di grande tensione tra chi ad oggi si divide i lauti introiti provenienti dalla vendita di file e riproduttori. Le sfaccettature della situazione sono molte e la sensazione è quella di un piccolo terremoto che determinerà l’assetto del mercato per i prossimi anni. Ora come ora tirano tutti la corda, poi si vedrà chi sarà costretto a mollare la presa.

Le major e il P2P
Napster è stato comprato, Kazaa è stato abbattuto e gli altri sono stati costretti ad una improvvisa ritirata. Il monito che nei giorni scorsi aveva messo all’angolo i grandi gruppi del P2P odierno (LimeWire, BearShare, WinMX, eDonkey ed altri) ha immediatamente sortito gli effetti voluti e, per limitare i danni, coloro i quali si son trovati sotto il mirino della RIAA hanno preferito fare qualche passo indietro e rientrare in una posizione sicura. WinMX è tra i primi servizi appiedati: sito irraggiungibile, nessuna comunicazione ufficiale, WinMX risulta virtualmente deceduto ormai da giorni.
Due diverse ed opposte reazioni hanno però coinvolto WinMX e LimeWire. Il primo, infatti, sta vivendo un orgoglioso ritorno scatenato tra gli altri dal sito italiano P2Pzone.net: una semplice sostituzione dei parametri relativi agli host permette, infatti, di ripristinare il collegamento alla WinMX Peer Network e grazie a questo intervento è possibile continuare dunque ad usare il software come nulla fosse successo. Se la forza della RIAA sembra aver colpito nel segno con l’atterramento dei servizi ufficiali, diverso appare l’esito delle iniziative praticate su di un’utenza che dimostra di rappresentare ancora una forte fonte di domanda per i servizi P2P in generale. Oltre 10.000 denunce, insomma, non sembrano aver scalfito l’abitudine a scaricare musica, e di questo la RIAA dovrà profondamente riflettere nei mesi a venire, uscendone con un cambiamento di rotta o con un (più probabile) rincaro della dose. LimeWire, invece di chiudere, sembra orientata ad un atteggiamento benevolo nei confronti delle major. Il software, in pratica, filtrerà i contenuti illegali e farà in modo che l’uso del prodotto da parte degli utenti possa essere esclusivamente limitato a file legali dai contenuti privi di materiale tutelato da copyright. Se l’efficienza di un dispositivo simile fosse confermato verrebbe però smentita la tesi con cui il P2P per tempo si è difeso dalle major avanzando l’impossibilità di un filtro di tale tipologia. Gli sviluppatori LimeWire sono al lavoro e l’ipotesi è quella di un blocco coatto dello scambio di file nel caso in cui nessuna licenza fosse prevista per il file. Un avviso segnalerebbe quindi la cosa, bloccando in toto non solo l’attività odierna di scambio di nuovi contenuti ma anche lo scambio dei vecchi precedentemente acquisiti. Sia per WinMX che per LimeWire, in ogni caso, trattasi di una lampante sconfitta: la RIAA può esultare ed in questo contesto di caduta dei giganti l’utente dedito al P2P si troverà sicuramente disorientato ed in cerca di nuove prospettive. Le quali, chissà, non è detto che possano prontamente spuntare.

Le major e iTunes
Tra major ed Apple il rapporto è particolare in quanto entrambi si fecondano a vicenda ma la torta da spartire rimane sempre e solo una ed entrambi gradirebbero la fetta più grossa. Il braccio di ferro tra le due parti (entrambe ben contente di vedere gli ingranaggi del P2P bloccarsi poco alla volta) definirà il futuro del settore e fin dalle prime scaramucce verbali è chiaro il fatto che nessuno dei due poli intenda per il momento cedere un solo passo. Quella in corso è una vera e propria trattativa pubblica, una sorta di rischioso gioco nel quale i due contendenti tentano di costringere la controparte a svelare le proprie carte. Senza il P2P di mezzo il mercato potrebbe ampliarsi notevolmente (gli acquirenti potenziali, secondo i calcoli messi a punto dalla stessa fazione anti-P2P, dovrebbero moltiplicarsi) e dunque racimolare pochi punti percentuali di più potrebbe costituire un importante toccasana per il flusso monetario in entrata.

Apple vorrebbe mantenere il mercato così come lo ha creato, così come sta avendo successo ora, così come lo ha imposto. Così come l’utenza si è abituata a vederlo, soprattutto: prezzi fissi, acquisti indifferenziati, mercato molto chiaro. E nel momento in cui le major chiedono cambiamenti ecco scendere in campo direttamente Steve Jobs ad erigere una barricata a protezione di quella che è la sua creatura: i prezzi non si toccano, e le major badino a non essere troppo ingorde. I timori di Cupertino derivano dal fatto che l’industria della produzione intenda in qualche modo ricattare Apple dimenticando ogni forma di gratitudine ed aprendo le porte a rivali ben intenzionati come Sony, Microsoft ed altri.

Ed infatti è proprio ciò che le major intendono fare. Il primo ricatto è sull’iPod: se Apple ottiene lauti introiti grazie al sistema chiuso eretto sul duetto iTunes/iPod, le major chiedono che il tutto venga aperto ad una estesa compatibilità (moltiplicando le vendite, a tutto vantaggio delle major stesse) oppure che la produzione possa godere di parte dei benefici che Apple ottiene sul sistema attuale. Il ricatto prende bella forma nel momento in cui si parla di flessibilità: l’industria musicale ben sa che il valore dei brani non è tanto nel valore offerto (quello valutato da Apple), ma nel valore ricevuto. Dunque un brano di prima uscita, firmato da un grande autore e ben pubblicizzato ha sicuramente un’attrattiva molto maggiore sull’utenza rispetto ad un brano di dieci anni prima, ed è dunque assurdo e controproducente venderlo ad un prezzo fisso ed uguale per tutti. Per bocca del CEO di Warner Music Group ecco dunque la richiesta: prezzi flessibili contrattati continuamente tra major e iTunes.
Le richieste Warner sono per Apple estremamente pericolose, ma la leva contrattuale è sicuramente forte: la major potrebbero vivere senza iTunes (anche se faticherebbero non poco a far emergere nuovamente il mercato distruggendo quello attuale (detenuto per l’80% da Apple), ma iTunes non può sicuramente vivere senza major.

Al momento non vi sono interpretazioni proponibili. Semplicemente le parti stanno combattendo una battaglia mediatica per ottenere consensi utili qualunque sia l’esito finale della vicenda. Una domanda prima divisa tra due differenziati offerenti vede cadere uno dei contendenti (il P2P) ed il fornitore unico della materia prima può ora alzare i toni e pretendere maggior rispetto. Situazione intricata ed in pieno svolgimento. L’importante oggi è semplicemente scattarne un’istantanea e poi vedere a distanza di qualche tempo quali saranno gli esiti del fermento odierno.