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Retata mondiale antiP2P: coinvolta anche l’Italia

Indagini in corso fin dal 2004, oltre 2000 indagati, 16 paesi extra-USA coinvolti (tra questi anche l'Italia il cui contributo è di 8 indagati): l'IFPI, sorella della RIAA, ha dato vita ad una simbolica azione transnazionale per combattere la pirateria

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Anche l’Italia risulta essere coinvolta in una retata dai contorni transnazionali che si pone l’obiettivo di fermare la pirateria attuata tramite file-sharing. Il comunicato ufficiale giunge dall’IFPI, associazione parallela e correlata alla RIAA ed operante in tutto il mondo in rappresentanza delle aziende del settore. L’iniziativa porterà 2100 persone nella morsa di un tribunale a rispondere del proprio operato.

L’iniziativa è stata attuata in 16 diversi paesi (USA esclusi e con Svezia, Svizzera, Argentina, Hong Kong e Singapore che sono nuovi alla cosa) ed indaga sul traffico di scambi operati tramite tutti i principali canali P2P (dichiarati FastTrack (Kazaa), Gnutella (BearShare), eDonkey, DirectConnect, BitTorrent, WinMX, e SoulSeek). L’iniziativa giunge al termine dopo una indagine in atto fin dal 2004 e rappresenta un cammino esattamente parallelo a quello compiuto finora dalla RIAA negli USA (tanto che si fa riferimento agli stessi termini di patteggiamento, con accordi che si aggirano sui 3000 dollari di penale).

Il comunicato IFPI sottolinea che la maggior parte degli indagati è di sesso maschile ed appartenente alla fascia di età tra i 20 ed i 30 anni. Lo stesso comunicato riporta le parole di John Kennedy, amministratore delegato dell’associazione, il quale sottolinea che «oggi non c’è semplicemente nessuna scusa per rubare la musica su internet piuttosto che comprarla legalmente. Ci sono 2 milioni di tracce disponibili su oltre 300 siti in tutto il mondo dove i consumatori possono operare un download sicuro e legale […] L’industria musicale sta creando un vasto catalogo di musica disponibile per i consumatori online, ma allo stesso tempo siamo determinati nel proteggere la nostra musica dal furto di copyright».

Coinvolti nell’iniziativa anche IFPI (Federazione Internazionale dei Produttori Discografici), FPM (Federazione contro la Pirateria Musicale) e FIMI (Federazione Industria Musicale Italiana). Un comunicato di quest’ultima associazione lascia emergere i dettagli relativi ai risultati del versante italiano delle indagini: «in Italia sono 8 le nuove azioni penali su utilizzatori illegali dei maggiori sistemi P2P. Sono 126 i soggetti denunciati dal 2004 ad oggi per violazione della legge sul diritto d’autore tramite l’utilizzo abusivo di programmi di file-sharing».