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Prezzi della musica digitale: le major fanno cartello

Il DoJ ha avviato negli Stati Uniti un'indagine volta a mettere in luce i rapporti tra le major ed i relativi prezzi imposti ai music store: il sospetto è quello di un cartello oligopolistico creato al fine di mantenere alti i prezzi della musica digitale

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Il Dipartimento per la Giustizia USA avrebbe formalmente aperto le indagini su un caso che si promette scottante: il prezzo dei download della musica digitale. Sotto accusa non ci sarebbe tanto il mondo dei music store (iTunes, Rhapsody, Napster & c.) quanto piuttosto l’industria della produzione composta dalle cosiddette major (Warner Music Group, EMI, Universal Music Group e Sony BMG quelle nel mirino).

Secondo il >DoJ si sarebbe formato un vero e proprio cartello tra le “grandi sorelle” posto in essere al fine di spingere al rialzo i costi di acquisizione dei diritti. Così facendo i music store hanno visto assottigliarsi il margine di profitto ed Apple aveva già in passato lanciato moniti all’industria musicale affinchè non tirasse troppo la corda (soprattutto in merito all’ipotesi dell’introduzione di un prezzo variabile per i file). Le indagini monitoreranno anche la rinegoziazione dei prezzi che l’oligopolio delle major intende imporre ad iTunes.

Il caso è ora nelle mani di Eliot Spitzer, il quale avrebbe già aperto un ramo dell’indagine per ogni diversa casa discografica. Il tutto si inserisce in un momento delicato in cui i music store reclamano una eccessiva invadenza delle major, le major reclamano potere decisionale nel regime dei prezzi di vendita dei file e la pirateria è soffocata da una incessante pressione legale su tutte le maggiori fonti di download o di scambio.

In questo contesto le case discografiche piangono un mercato in calo e cercano nel download digitale la panacea ad un momento di dichiarata difficoltà. L’indagine difficilmente scaturirà in un qualche effetto avvertibile dall’utenza, ma potrebbe comunque riequilibrare le forze in campo se il dolo fosse verificato e sanzionato.