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Anche AllofMP3 nel mirino delle major

AllofMP3 è nuovamente nel mirino delle major. Dopo un primo tentativo fallito da parte dell'IFPI nel 2005, ora sono le major inglesi a riprovarci. La Corte di Londra ha dato il proprio benestare, ma la posizione del sito appare ben tutelata

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Dopo Yahoo China anche il sito russo AllofMP3 è finito nel mirino delle major della produzione musicale. In questo caso la denuncia giunge dal Regno Unito ove la Corte di Londra ha dato il proprio placet a procedere con le indagini contro il sito impegnato nella distribuzione di file musicali apparentemente non autorizzati.

Spiega Reuters: «AllofMP3.com, che offre il download di album al prezzo di una sterlina (1,438 euro), secondo un’indagine è il secondo servizio musicale più diffuso in Gran Bretagna dietro ai negozi online iTunes di Apple Computer. Il sito russo afferma di essere in regola con le normative locali sul copyright ma le case discografiche sostengono di non aver mai autorizzato AllofMP3 a vendere le loro canzoni». Se i prezzi sono bassi, insomma, il motivo sarebbe nel mancato pagamento dei relativi diritti alle major. Il sito è nel mirino delle case di produzione già da tempo e la stessa normativa antipirateria russa è stata additata dalle istituzioni occidentali come un grave ostacolo allo sviluppo di un mercato musicale internazionale.

Tra le FAQ del servizio si evidenzia il fatto che AllofMP3 vanta due distinte licenze con la Russian Multimedia and Internet Society (ROMS) e con la Rightholders Federation for Collective Copyright Management of Works Used Interactively (FAIR) per le quali il servizio è garantito come legale e protetto dalle leggi della federazione russa. Già nel 2005, infatti, il sito vinse una prima causa nella quale l’IFPI dovette cedere di fronte alla rocciosa difesa legale tanto di AllofMP3 quanto di Mp3search.

Emerge ancora una volta, dunque, la necessità di una azione istituzionale per un’omogeneizzazione della gestione dei diritti a livello internazionale: difficilmente l’azione delle major inglesi potrà andare a buon fine (a meno che non sia fondata l’accusa per cui nessun diritto sia stato pagato, tanto che neppure le autorità russe possanno difendere il sito ed il suo operato) e solo una ulteriore pressione sui legislatori potrà in futuro garantire rapporti meno tesi tra gli attori dei due diversi mercati.