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Hacker o cracker, Jekyll diventa Hide

Una ricerca del CNIPA rileva come il tipico hacker stia sfumando verso il tipico cracker: le due figure sarebbero ormai sovrapposte e l'etica hacker sarebbe perduta nel nome del dio denaro. Il GovCert apporta alla propria tesi precise dimostrazioni

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Dr. Jekyll sta diventando Mr Hide. E’ quello che emerge dai titoli che ha scatenato una recente ricerca del CNIPA secondo cui l’hacker ed il cracker sono ormai figure sempre più simili e sovrapposte. «È in atto la metamorfosi degli hacker»: questa l’espressione adoperata per spiegare una trasfigurazione che sta portando lo stereotipo dell’hacker a divenire evaniscente lasciando il posto ad una figura di “venale truffatore”.

«Ormai i creatori di virus non sono più stimolati dalla ricerca di celebrità e fama o dalla sfida intellettuale ma, attratti dai facili guadagni che possono ottenere utilizzando le loro conoscenze, cercano di mettere in rete codici malevoli sempre meno visibili, che hanno come scopo principale l’acquisizione illecita di dati critici dai computer infettati»: così Matteo Cavallini, esperto di sicurezza del GovCert, spiega il risultato del report. I risultati vengono a galla proprio da una ricerca del GovCert, unità interna al CNIPA che fornisce supporto alla PA nella prevenzione degli incidenti informatici («l’organismo ricopre il ruolo e svolge le funzioni di Computer Emergency Readiness Team governativo»).

Il comunicato del GovCert illustra gli indizi che dipingono il cambiamento dell’orizzonte della sicurezza online spiegando come i dettagli delle vulnerabilità siano ormai regolamente in vendita in rete: si impone dunque alle amministrazioni pubbliche un mantenimento di alti livelli di attenzione sulla tematica.

«Negli ultimi due anni non si sono verificati in Italia casi clamorosi di infezioni da virus o da worm come quello che, nel gennaio 2003, paralizzò 14mila uffici postali, ma si è invece assistito ad un vistoso aumento dello spam, ossia i messaggi di posta elettronica che pubblicizzano prodotti, farmaci, siti pornografici, e del phishing, vale a dire le tecniche ingannevoli che inducono l’utente, anche in modo del tutto inconsapevole, a trasmettere password e PIN per l’accesso a siti di home banking agli autori della truffa»: così Gianluigi Moxedano, responsabile del GovCert, spiega la principale problematica emersa: la moneta avrebbe dunque inquinato anche l’etica hacker, anche se questa approssimativa sentenza non potrà che infastidire i puristi del settore.