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Calabrò: l’Italia di Telecom e del digital divide

Calabrò ha portato alla Camera importanti indicazioni su cui chiede di legiferare: l'Italia è attanagliata da un pesante digital divide; l'Italia è nelle mani di Telecom; l'Italia deve trovare nuove regole per la telefonia; serve più concorrenza

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In giornata Corrado Calabrò ha riferito alla Camera relativamente all’attività ed alle prospettive che l’Autorità per le Telecomunicazioni pone per il settore di competenza. L’accento maggiore è stato posto sul canale televisivo, ove il duopolio Rai/Mediaset rischia di inquinare anche le opportunità che stanno per fiorire sul canale digitale. Un importante riferimento, però, è stato apportato anche in riferimento al mondo della telefonia e del web.

Secondo Calabrò è importante che in Italia vengano introdotti operatori virtuali in grado di rilanciare la competizione sui servizi. Tale misura è in grado di causare importanti riduzioni dei prezzi con un vantaggio per l’utenza pari a circa 2 miliardi di euro. Per quanto concernente la Rete il discorso è invece molto più complesso e variegato.

Interessante cenno è infatti rivolto al problema che più attanaglia l’Italia del web e le sue relazioni con AGCOM: la banda larga. Recita il discorso di Calabrò: «nel comparto delle telecomunicazioni, l’Italia viene indicata in sede europea come un Paese d’eccellenza nella promozione di servizi a innovativo contenuto tecnologico. […] Siamo al primo posto in Europa per diffusione dei servizi di telefonia mobile di terza generazione (UMTS), con 10 milioni di linee attivate. L’Italia è il primo Paese nel lancio commerciale della televisione in mobilità con tecnologia DVB-H; siamo nelle prime posizioni per la televisione su computer (IPTV). Gli utilizzatori di internet, in Italia, hanno superato i 28 milioni. Nella diffusione della banda larga eravamo agli ultimi posti. Ai nostri giorni l’Italia, pur partendo da posizioni di retroguardia, sta crescendo con un tasso di incremento (187% in due anni), significativamente superiore a quello dell’Europa a quindici: oggi il numero di linee si è attestato complessivamente
sui 7 milioni, facendo dell’Italia il quarto Paese europeo
».

Impossibile, in questo contesto, ignorare però il grave problema del digital divide, problema peraltro ammesso dallo stesso Calabrò: «nel Documento di programmazione economico finanziaria presentato dal Governo in Parlamento si afferma che la diffusione a livello di massa delle nuove tecnologie digitali è un fattore indispensabile per la modernizzazione del Paese, e che a questo fine saranno adottate misure volte a promuovere lo sviluppo delle connessioni in banda larga e a contrastare il digital divide. È un’enunciazione che condividiamo toto corde. La diffusione dell’ADSL raggiunge l’80% della popolazione, ma con gravi squilibri territoriali. I prezzi di accesso, per effetto degli interventi dell’Autorità, sono scesi mediamente in sei mesi del 50%; ma possono diminuire ancora. La banda larga non è un servizio complementare, una tecnologia fra le tante: è uno dei principali vettori di progresso di un Paese, un motore che promuove lo sviluppo dell’intero sistema produttivo nazionale. Nel contempo la larga banda costituisce una straordinaria opportunità a beneficio dei cittadini. […] L’Autorità utilizzerà tutti gli strumenti a sua disposizione per lo sviluppo concorrenziale di questo mercato».

Tali dichiarazioni, peraltro, trovano corrispondente eco in una analisi che segue di poche righe quella precedente: «confermata la posizione dominante di Telecom Italia nei mercati delle reti fisse». Su Telecom Italia Calabrò conferma l’intenzione di imporre maggiore trasparenza e rapporti diversi con le realtà concorrenziali, favorendo così l’emersione delle piccole realtà a danno di quello che rimane il peso specifico dell’incumbent sul mercato. Tutte parole che, fino ad oggi, hanno trovato scarsa applicazione nonostante varie associazioni (Assoprovider, ADD, AIIP) abbiano già manifestato i propri malumori nei confronti di una situazione di mercato da tempo insostenibile. Ne sono conferma, come da ammissione di Calabrò, i prezzi alti, gli squilibri territoriali di copertura e lo scarso 80% di popolazione raggiunto dalla connettività broadband.