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YouTube come Grokster?

Robert Tur, giornalista, ha scoperto un proprio reportage caricato su YouTube. Scatta la denuncia, e l'avvocato fa sapere che chiederà una sentenza di colpevolezza per il servizio sulla base del principio che ha già colpito e annientato Grokster

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YouTube colpito ed affondato allo stesso modo di quanto successo con Grokster nella famosa sentenza contro il P2P? Al momento il tutto è in fase embrionale, ma la causa intentata dal giornalista Robert Tur contro il servizio dei video online sembra qualcosa di più di una semplice minaccia. Non solo: le caratteristiche intrinseche del caso specifico rischiano di tirare in ballo contesti e principi variegati gonfiando un caso che fa leva sulla mancata tutela del copyright.

Un video sarebbe stato pubblicato su YouTube senza autorizzazione preventiva. Tale pubblicazione sarebbe illecita. Il video contiene un reportage di Robert Tur, colui il quale in passato è già salito agli onori delle cronache per il ruolo ricoperto nel caso OJ Simpson del 1994. Avendo avuta notificata la presenza del video, il giornalista si è immediatamente scagliato contro YouTube asserendo motivazioni molto chiare e denotando una veduta decisamente lucida della causa che si intende portare avanti.

L’avvocato di Tur, Francis Pizzulli, ha fatto sapere in una intervista che intende procedere sulla base della sentenza che ha portato alla colpevolezza di Grokster nel caso contro MGM. Se ne deduce dunque la volontà di dimostrare la colpevolezza di YouTube a seguito del principio secondo cui il gruppo sarebbe responsabile dei contenuti immessi dagli utenti (così come Grokster era stata considerata responsabile dei contenuti immessi nella propria rete P2P).

Pizzulli spiega che la richiesta sarà di 150.000 dollari per ogni singolo download. YouTube non ha al momento commentato il caso (respinto semplicemente ogni addebito), ma il video è stato immediatamente rimosso ed il gruppo si è detto totalmente disponibile a collaborare con l’accusa. Il caso si fa intricato fin dall’inizio in quanto risolleva una serie di sfumature e principi che sembravano assodati. Per YouTube, invece, inizia una serie di guai comunque largamente prevedibili (e previsti). Sembrano già lontani i festeggiamenti di pochi giorni fa, quando l’annuncio dei 100 milioni di video visti ogni giorno dipingevano il quadro idilliaco di un servizio che dovrà ora imparare a fare i conti con quelli che sono i problemi dei grandi numeri.

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