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Generazione Internet, addio tv

La Generazione Internet si presenta: hanno circa 20 anni, sono cresciuti con l'esplosione del web, ne interpretano le nuove manifestazioni con entusiasmo e si fanno portatrici del verbo del web in un contesto mediatico e sociale pronto ad una rivoluzione

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I giovani tra i 16 ed i 24 anni stanno ormai definitivamente abbandonando i vecchi media. Tv e radio vengono progressivamente spenti e solo trovando un nuovo canale di diffusione potranno in qualche modo sopravvivere al trauma identificabile nella Rete. Internet, infatti, si dimostra essere un medium di impatto prepotente in grado di sconvolgere gli equilibri del sistema: una nuova generazione è pronta ad assumerlo come simbolo e canale della propria dimensione sociale ed in ciò a perderci è tutto l’universo mediatico che ha caratterizzato l’ultimo mezzo secolo.

I dati sono stati raccolti da Ofcom, secondo cui la “networked generation” ha ormai un’identità definita e si caratterizza per l’uso del broadband e l’adozione delle piattaforme blog. «Questa nuova generazione è cresciuta con le nuove tecnologie» e l’adozione delle stesse sarebbe una sorta di fattore istintivo impresso geneticamente nel contesto generazionale che rappresentano.

Fig. A: Uso dei media per fasce d’età

Uso dei media per fasce d'età

La domanda che si pone Kay Withers (rappresentante dell’Institute of Public Policy Research sentito dalla BBC) è relativa alle conseguenze di una siffatta rivoluzione: quali orizzonti identifica? Quali conseguenze determina a livello regolamentativo? Cosa significa per il mondo politico? Molte di queste risposte ancora stanno per essere cercate e non tutti gli ambiti istituzionali coinvolti hanno già carpito completamente la portata del cambiamento in atto.

Secondo il ricercatore Ofcom Ed Richards la ricerca rivelerebbe la drammatica accelerazione del cambiamento in corso con aumento della competizione e crollo dei prezzi a fare da volano alla rivoluzione di cui le nuove generazioni si fanno attrici protagoniste. Tutto ciò, nel contesto di un uso del web che in Inghilterra ha ormai raggiunto quota 50 giorni annui, 23 ore ogni settimana (molte delle quali, peraltro, passate in contesti videoludici).

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