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Gli USA si informano online. L’Italia rimane in tv

Mentre l'utenza statunitense dimostra di apprezzare sempre più il mezzo informatico per informarsi e conoscere, in Italia il mezzo televisivo non perde ancora terreno rispetto al web. Il motivo è da ricercarsi nel 59% di italiani che non conoscono il pc

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L’American Chronicle accredita a Pew Internet & American Life Project un sondaggio secondo il quale 50 milioni di americani andrebbero online in cerca di news ogni singolo giorno. La cifra è di per sè sterile, ma confrontata ai dati della televisione lascia emergere un trend di assoluta importanza: sono solo 27 milioni, infatti, gli americani che cercano lo stesso tipo di contenuto sulla “scatola parlante”.

Il dato è interessante in quanto determina un progressivo spostamento del peso mediatico, oltre a determinare una strisciante ed imponderabile deviazione culturale rispetto a quello che è stato il modello impresso dal medium televisivo. Le opportunità da cogliere rimangono molte ed ampio è il gap da coprire prima che il mezzo stabilizzi la propria crescita ed i propri disequilibri. Kim Roach nel proprio articolo focalizza l’attenzione sulle potenzialità dei comunicati stampa, grazie ai quali si può penetrare il mondo dell’informazione ottenendo grande audience ed i riflettori puntati su ciò che si intende promuovere. Tale aspetto è però solo l’effetto più diretto, l’elemento che nel breve periodo attrarrà l’ambito business sul nuovo mezzo.

L’Italia si distingue al contrario, con un attaccamento alla televisione che si sfilaccia con grandi difficoltà ed ampia lentezza. In giornata l’ANSA registra il preoccupato pianto di Luigi Camilloni, presidente dell’Osservatorio sociale, il quale chiede al Governo di intervenire per portare gli italiani a conoscere il mondo dell’informatica. Secondo un’indagine Eurostat, infatti, «il 59% degli italiani non sa usare il computer, a fronte di una media europea del 37% […] dietro il Bel Paese si piazza solo la Grecia, dove la percentuale di questa nuova forma di analfabetismo arriva al 65%». L’iniziativa con cui il precedente Ministro per l’Innovazione cercò di tarpare il problema prese il nome di “Non è m@i troppo tardi”, ma a questo punto la focalizzazione sulle tempistiche di intervento assume, secondo l’Osservatorio, connotati da priorità assoluta.