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Azienda di tubi denuncia YouTube

Una piccola azienda di tubi porterà YouTube in tribunale. La Universal Tube, infatti, intende proteggere il proprio brand dal fatto che molti utenti, ignari di come si scrive "youtube", hanno digitato utube.com sul browser affossando il sito

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Universal Tube and Rollform Equipment Corp. porterà in un’aula di tribunale YouTube. Il caso è salito alle cronache fin da subito: nel momento in cui Google ha acquistato la proprietà di YouTube, infatti, una valanga di utenti s’è riversata sul servizio di distribuzione video sull’onda dell’improvvisa pubblicità offerta al suo nome. Non tutti, però, hanno interpretato quanto ascoltato ai tg traducendo correttamente il nome, ed è così che il sito utube.com (il sito ufficiale della Universal Tube) è stato sommerso di contatti. Secondo i dati forniti, il sito è passato in poche ore da 1500 utenti unici al mese a 2 milioni ed è infine caduto sotto una quantità di accessi sicuramente non prevedibile a priori.

Il sito della Universal Tube (www.utube.com)

Il sito della Universal Tube (www.utube.com)

Tony DeGidio, l’avvocato che seguirà la causa per “Utube”, spiega a WTOL-TV: «il trademark Utube è parte integrante dell’identità del gruppo da più di un decennio». A proposito della situazione attuale interviene Ralph Girkins, titolare della Universal Tube: «è una enorme distrazione per noi. I contatti con i nostri clienti sono andati distrutti e temo che abbiamo perduto delle vendite». Il gruppo avrebbe addirittura ricevuto inspiegabili accuse di pedofilia. Girkins respinge una propria propensione alle faccende legali, ma dice di trovarsi costretto a muoversi sulla difensiva in quanto il gruppo sarà obbligato ora a seguire un percorso di re-branding che causerà seri danni alle attività.

Le richieste della Universal Tube vanno in tal senso: un nuovo dominio, una nuova identità aziendale, un nuovo approccio di marketing, il tutto a spese di YouTube. Il gruppo Universal Tube, impegnato nel commercio di tubi, comunica che il sito è tornato online solo in data 29 Ottobre, dunque solo molti giorni dopo l’acquisizione di YouTube da parte di Google. Alla luce delle intenzioni palesate dal titolare Ralph Girkins è facile ipotizzare una solerte conclusione pacifica della questione: sono probabilmente ben altri i problemi legali che Google aveva messo in preventivo prima dell’onerosa operazione.

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