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Video online: chi istiga realmente?

Sul sito Assomoto è comparso nella giornata di ieri un comunicato che sembrava offrire un appoggio al motociclista che ha ripreso le sue peripezie ai 300Km/h per poi immetterle su Google Video. Poche ore dopo la rettifica dovuta per le mail ricevute

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Un comunicato aveva fatto pensare al peggio: l’Assomoto, «organizzazione senza fine di lucro, a carattere culturale e sportivo, che si propone di diffondere il motociclismo su tutto il territorio italiano» ha infatti pubblicato nella giornata di ieri, sul proprio sito web ufficiale, poche righe che lasciavano intendere come l’associazione era pronta ad appoggiare in qualche modo il motociclista fermato per essere andato ai 300 km/h sull’autostrada A7 Bolzaneto-Serravalle filmando il tutto e condividendo quindi il file su Google Video.

Il comunicato, dai toni esageratamente forti vista l’aria che si respira in questi giorni circa gli eventi legati ai video online, recitava: «Dario Bolognesi Presidente di Assomedia e di Assomoto (Associazione Motociclistica Italiana) propone un posto in squadra nella stagione sportiva 2007 in uno dei team che partecipano ai vari campionati italiani ed europei di moto velocità, al motociclista che ha realizzato il filmato alla guida di una moto. L’intento dell’iniziativa è quello di offrire la possibilità ad un pilota, che ha dimostrato di essere tale con prove documentate, di esprimersi al meglio in pista».

Passano poche ore e l’equivoco è completamente chiarito: «Cari amici Motociclisti… sono veramente colpito dal numero di e-mail che mi sono giunte fin’ora (qualche centinaio [n.d.a. tra le quali la nostra]) e dal contenuto di molte di esse mi rendo conto che qualcosa mi è sfuggito nella redazione del comunicato stampa […] forse non è stata colta la PROVOCAZIONE e di questo mi scuso perchè evidentemente non era sufficientemente chiara la mia posizione di ASSOLUTA critica nei confronti di chi si comporta su strada in quel modo così esecrabile».

Il potere del web ha portato il caso a risolversi in poche ore: pratica chiusa, si è trattato di un approccio infelice e di una conseguente incomprensione: la condanna al motociclista rimane totale. Decisamente utile il commento a latere pubblicato sul sito Assomoto: «in termini di presunta “cattiva pubblicità” per il motociclismo, allora cosa dovremmo dire del Corriere o del TG5 che hanno divulgato la notizia? in fondo era solo un video in internet (per altro presente da un paio di mesi..) a cui hanno dato una notorietà “planetaria”… dovremmo denunciarli per “istigazione a delinquere? come è stato minacciato da qualcuno nei miei confronti…».

Alla luce del chiarimento definitivo sulla vicenda ed alla luce dei fatti accaduti negli ultimi giorni la domanda diviene quantomeno opportuna: chi istiga realmente? Alcuni recenti sondaggi hanno delineato il forte aumento del video sharing anche in Italia, ma l’uso del mezzo informatico rimane sempre e comunque minoritario rispetto all’egemonia televisiva. Chi dovrebbe condividere le responsabilità del video del motociclista, dunque, visto e considerato il fatto che sono stati soprattutto i canali televisivi ad averne data pubblicità?

Per contro, l’associazione Assomoto propone dal 18 Novembre un contributo filmato di carattere completamente diverso sfruttando in ideale par conditio la piattaforma video di Yahoo: «tanto divertimento con poca spesa». Il miglior lieto fine per una storia nata e terminata sul web.