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L’uomo dell’anno siamo noi

Person of the year: io, tu, noi. Noi che andiamo su internet, noi che popoliamo YouTube, noi che siamo su MySpace, noi che abbiamo un blog, noi che produciamo l'informazione sul web, noi che firmiamo gli user generated content, noi del 2.0. Complimenti

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L’uomo dell’anno sono io. E lo sei anche tu. L’uomo dell’anno siamo noi. Ce lo dice il Time, che quest’anno ci dedica la sua copertina e celebra così quella che noi, tra entusiasmo e minimalismo, celebriamo quotidianamente come una nicchia di grande importanza, una bolla che ha paura di esplodere, una rivoluzione senza capitani.

I capitani siamo noi, i rivoluzionari siamo noi. Il Time ce lo riconosce: noi controlliamo l’era dell’informazione, questo è il nostro mondo. L’informazione siamo noi, grazie ad internet ci siamo dentro, ne siamo parte e la gestiamo mediante un processo di elaborazione distribuita continua ed incessante. Formalmente, come riportato da Reuters, queste sono le motivazioni addotte: «per aver preso le redini dei media globali, per aver fondato e aver dato forma alla nuova democrazia digitale, per aver lavorato gratis e aver battuto i professionisti al loro stesso gioco».

La copertina del Time

La copertina del Time

«Person of the year»: e chi l’avrebbe mai detto. Certo la cosa è stata subito sminuita: secondo alcuni il nostro riconoscimento è solo un ripiego, un modo per non dare un nome univoco in un 2006 troppo sfaccettato e politicamente complesso. Per qualcuno, poi, trattasi di un riconoscimento per certi versi anacronistico ma, dopo la precedente copertina del 1982 dedicata ai personal computer, è evidente la portata storica di questa nuova prima pagina. E proprio la copertina è di per sè simbolica: una tastiera, un monitor, una finestra in stile YouTube (YouTube è già stato nominato anzitempo l’invenzione dell’anno 2006). Una scelta, infine, secondo alcuni populista, in cerca di consenso all’interno di una agglomerato particolarmente influente e alternativo alla carta stampata.

Quelli siamo noi, specchiati sulla “homepage” di un giornale che ci guarda, ci osserva, ci riconosce come una massa dotata di identità propria e forte. E ci premia. Il 2006 è stato l’anno di quel “2.0” che ci ha resi protagonisti del nostro tempo, è stato l’anno dei video online, è stato l’anno dell’ulteriore conferma della blogosfera, è stato l’anno della consacrazione di MySpace. Iniziano addirittura a piovere soldi su di noi (Rupert Murdoch ha aperto generosamente il proprio portafoglio e consiglia di farlo anche agli altri), significa che qualcosa iniziamo a significare davvero.

Complimenti, complimenti a tutti noi. Ce la siamo meritata, diciamolo, diciamocelo. Quella copertina è oggi una vetrina: chi non è tra di noi ci sta guardando e si chiede cosa facciamo di tanto rivoluzionario, qui. Spiegarglielo è difficile e le parole del Time sono per noi, non per loro. Difficile capire questo fantomatico “2.0” per chi ancora deve capire la “prima versione”. È difficile perchè bisogna esserci dentro, bisogna respirarlo, bisogna contribuire mettendo la propria firma. Come ho fatto io, come hai fatto tu, come abbiamo fatto tutti noi.

Bravi, complimenti. Siamo i protagonisti del 2006, la storia siamo noi. E lo saremo sempre di più.

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