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Spam: numeri, danni e gravi ipotesi

Il CNR ha pubblicato i dati relativi ad una ricerca in tema spam sul territorio italiano. I numeri che ne scaturiscono dipingono un quadro della situazione decisamente preoccupante, con numeri in forte crescita e con un interrogativo finale inquietante

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«Tra i messaggi di posta elettronica in circolazione in Italia, due su tre rappresentano spam e messaggi indesiderati. È quanto ha accertato un’indagine statistica dell’Iit-Cnr, secondo la quale si sono di molto ridotti i virus, mentre impazza il phishing, messaggi trappola inviati nel tentativo di dirottare gli utenti su pagine web fasulle, per carpire eventualmente i loro dati personali»: così Reuters introduce i dati relativi ad una ricerca del CRN che va a confermare peraltro le difficoltà che il nostro paese vive nel contesto della posta indesiderata, di cui rappresentiamo l’ottavo maggior produttore al mondo.

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Reuters riporta quindi i dati ufficiali relativi: «a fronte di 2.846.282 messaggi di posta ricevuti, il sistema ne ha classificati come “clean”, puliti, poco meno di 970.000 (34%). Ben 1.876.511 email erano invece spam o virus: in particolare, 614.772 (32,7% del totale dei messaggi-spazzatura) sono state etichettate come spam ma recapitate comunque all’utente per evitare “falsi positivi” e 504.408 (26,8%) bloccate e poste in quarantena perchè spam acclarato. Altri 732.000 messaggi sono stati bloccati dai sistemi di controllo Rbl, che identificano indirizzi noti come mittenti di spamming: un numero enorme, se si considera che tali controlli sono in funzione solo dall’8 novembre scorso. Infine, 25.477 email sono state classificate come portatrici di virus (appena l’1,3%): a dimostrazione di come le infezioni abbiano ceduto il passo ad attività truffaldine ben più remunerative».

Secondo quanto riportato dall’agenzia ASCA l’arrivo dell’«image spam» (uso di immagini al posto del tradizionale formato testuale, al fine di aggirare le protezioni dei classici strumenti di filtro) comporterebbe una pesante aggravante alla situazione: «lo spam mangia oltre 800 terabyte di banda Internet al giorno (erano circa 250 nell’ottobre 2005) con conseguenze gravi sia per gli utenti (che pagano con la lentezza della navigazione) e, soprattutto, per le aziende, costrette a fare i conti con cali di produttività (i dipendenti perdono nel selezionare la posta almeno 15 minuti al giorno) e la necessità di investire risorse in personale e sistemi antispam».

Il report si chiude con una leggenda metropolitana che, letta in un contesto ufficiale, diventa automaticamente una grave ipotesi: «l’obiettivo è mettere in ginocchio i sistemi di posta e non è escluso che chi propone (a pagamento) sistemi anti spam abbia contribuito alla sua diffusione: un sistema già sospettato nella prima, massiccia ondata di virus per computer».