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L’Italia non ha il diritto di punire il gambling

L'Unione Europea si è espressa negativamente sulla normativa italiana con cui si è imbavagliato il gambling online: l'UE ha posto il veto ed ha negato all'Italia la possibilità di punire eventuali contravvenzioni per una normativa ritenuta irregolare

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Dall’Unione Europea arriva una secca ammonizione alla legislazione italiana: la norma che prevede forte restrizioni al gambling online non sarebbe conforme alle direttive comunitarie e pertanto il nostro paese dovrà porre immediato intervento legislativo in merito. Ad oggi la legge italiana impone addirittura sanzioni penali a quanti contravvengono alle disposizioni nostrane, ma la cosa non è passata inosservata alla corte europea ed ora la situazione dovrà rapidamente cambiare.

Dall’UE arriva una presa di posizione molto rigida: il protezionismo nazionalista non deve trovare spazi in una autentica mentalità di apertura verso l’Europa. Per questo motivo il principio espresso è quello per cui in taluni ambiti le normative nazionali non hanno possibilità di intervento ed il caso del gambling online cade alla perfezione nella casistica presa in esame.

Secondo l’Unione Europea, insomma, l’Italia non il diritto di imporre sanzioni a servizi non autorizzati ai sensi di una normativa incompatibile con i principi comunitari. La conseguenza prima è l’impossibilità da parte della giurisprudenza italiana di applicare sanzioni penali, anche in considerazione del fatto che le autorizzazioni richieste non avrebbero alcun valore aggiunto rispetto ai sistemi adoperati a livello comunitario per un migliore controllo sugli eventuali illeciti.

L’intervento dell’UE, di conseguenza, delegittima completamente l’intervento legislativo italiano sul gambling online e rende inefficaci gli eventuali provvedimenti sanzionatori conseguenti. L’UE riprende in mano il pallino del gioco ed impone il proprio veto agli interventi nazionali segnando in tal senso quella che Adrian Morris, direttore generale della parte ricorrente, definisce una «pietra miliare» nei rapporti tra la Commissione e gli stati dell’unione.

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