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Italia: l’e-commerce cresce, ma non basta

Il commercio elettronico in Italia è in continua espansione, registrando una crescita annua del 42%, con un fatturato globale di 2.9 miliardi di euro. L'Italia è però ancora estremamente lontana dai ritmi di vendita ormai assodati a livello europeo

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L’e-commerce sta vivendo in Italia il suo momento d’oro: quasi tre miliardi di euro di fatturato nel 2006 con una crescita su base annuale del 42%. Il settore trainante è risultato essere quello del turismo, forte di un aumento del 60% tra il 2005 e il 2006 e che da solo ha fatturato ben 1.5 miliardi di euro. La vendita online di voli aerei, soggiorni e pacchetti di viaggio sembra quindi coprire oltre la metà dell’intero giro d’affari raccolto su internet nel 2006.

Questi dati emergono da uno studio realizzato da Casaleggio Associati per conto di Expedia ed effettuato su 2251 aziende italiane che vendono su Internet. I risultati della ricerca sono stati presentati il 14 marzo 2007 presso la Camera di Commercio di Milano.

Al secondo posto v’è l’elettronica di consumo, legata in particolare alla vendita di macchine fotografiche digitali e telefoni cellulari, che registra un terzo del fatturato rispetto al turismo. Segue la vendita online di servizi legati al tempo libero (scommesse sportive, biglietti di spettacoli, articoli sportivi, giocattoli) con un fatturato di 437 milioni di euro nel 2006. Seguono assicurazioni, alimentari, editoria, moda, arredamento, salute e bellezza.

Ecommerce in Italia

Nonostante il notevole incremento delle vendite nel 2006, l’Italia registra tuttavia uno sviluppo ancora limitato se paragonato al resto dell’Europa. A livello continentale, infatti, il fatturato nel 2006 è stato pari a 135 miliardi di euro. L’e-commerce italiano rappresenta quindi solo il 2,2% del fatturato europeo e il dato appare quantomeno inadeguato se raffrontato con il PIL, che invece contribuisce per il 13% all’intero Prodotto Interno Lordo europeo. «A limitare il fatturato in Italia», spiega il presidente di Casaleggio Associati, Gianroberto Casaleggio, a Repubblica «è in primo luogo una mancanza di offerta che vede circa 10.000 operatori in Italia (in Gran Bretagna, ad esempio, sono 130.000). Tra i motivi principali del divario tra il mercato e-commerce italiano ed europeo abbiamo identificato la connettività, la logistica, la legislazione e le forme di pagamento».

Tra i dati emersi appare come lo sviluppo del commercio elettronico dipenda solo in parte dal numero di persone connesse. L’Italia ad esempio ha lo stesso numero di persone collegate a Internet della Francia, ma realizza meno di un terzo del fatturato in e-commerce. La cosa dipende essenzialmente da tutta una serie di fattori infrastrutturali (quali la diffusione della banda larga o l’organizzazione dei corrieri di consegna), legislativi (l’Iva e la regolamentazione di alcuni settori) e culturali (in particolare nell’ambito di aziende produttrici che non intendono rischiare il conflitto tra diversi canali di distribuzione).

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