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Cent’anni di solitudine

Il Web 2.0 dovrebbe significare, tra le altre cose, la fine della solitudine. Sarà vero? Non è che stanno tentando ancora di fregarci?

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Me li ricordo quei terminali mediante i quali programmavo in Cobol su ICCF, su mainframe.

Te ne stavi lì, solo soletto, a scrivere in verde su nero, compilavi, “linkavi”, eseguivi. Mappe si susseguivano una dietro l’altra, tutte in incomprensibile inglese con codici, criptici messaggi e tempi di CPU.

Poi arrivarono i PC. All’inizio sembrò che qualcosa dovesse cambiare. Si respirava un’aria nuova, Compuserve ci consentiva un collegamento geografico che dava euforia. Molti continuavano, anche sul PC a programmare in Cobol, io intanto ero passato al C, poi al Clipper, quindi al Basic ed al Visual Basic.

Però stavi comunque nella tua stanza, vicino una radiolina e fuori la gente andava in discoteca.

Poi mi ricordo che arrivarono il Client/Server, l’analisi e la programmazione a oggetti. Ai seminari della Borland mi pareva che finalmente qualcosa cambiasse sul serio. Assieme al Turbo C davano un disco con musica registrata dal team di sviluppo dell’azienda.

Però i programmi alla fine erano sempre uguali. Fatti con tecniche diverse, ma con caratteristiche simili per gli utenti. Finti standard, ridondanza di dati, ripetizione delle operazioni di inserimento, tasti incomprensibili e utenti strapazzati sull’altare della tecnologia, del doversi educare, della necessità di aggiornamenti “perché il mondo deve andare avanti”. Insomma, sempre soli.

Arrivò Internet (che in realtà c’era da un pezzo, ma nessuno lo sapeva) e pensammo finalmente che saremmo stati in compagnia, che avremmo lavorato tutti assieme, che avremmo condiviso. Ci volle poco per capire che invece eravamo improvvisamente tornati indietro di 20 anni. Per condividere qualche bit, ci eravamo ritrovati agli albori dell’informatica. Mi ricordo che le prime form Web erano molto simili a quelle che facevo in CICS (non che oggi siano molto diverse) su mainframe. Condivisione? Cooperazione? Ma di che parliamo? Fantascienza, visto che uno forniva e l’altro fruiva e spesso con grande difficoltà anche solo a passare da un punto all’altro, figurarsi.

E arrivò il Web 2.0.

Sarà la volta buona?

Sarà la volta che finalmente qualcosa cambia o sarà la solita scoperta, che in realtà vince il cinismo di chi inventa nuove tecnologie e schemi solo per continuare a propinarci la stessa pappa, semplicemente condita in altro modo?

Video:I primi 100 anni di Nikon