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Google finanzia un browser basato su IE

Google ha investito circa 1 milione di dollari in Maxthon, browser basato sul motore grafico di Internet Explorer e che ad oggi è il secondo più usato in Cina (dietro al rivale IE). Google si muove pertanto sia contro Microsoft, sia contro Baidu

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Google ha investito 1 milione di dollari in un browser e la cosa ha sollevato immediatamente numerosi interrogativi: scopo, origine e natura dell’investimento rimangono infatti difficilmente intelleggibili a causa dei nomi coinvolti nell’affare. La notizia giunge da Michael Arrington, il quale su TechCrunch suggerisce potenziali sinergie tra le parti definendo Google come il motore promosso dal browser e, viceversa, promuovendo il browser tramite il motore di ricerca.

Maxthon

L’investimento Google (il 20% del capitale investito globalmente fino ad oggi dal team di sviluppo del progetto) è stato compiuto per appropriarsi di una quota di minoranza in Maxthon, nome sconosciuto ai più in Europa, ma decisamente noto in Cina: trattasi infatti del secondo browser più diffuso oltre la Muraglia, rappresentando così l’omologo di Firefox per l’area orientale. I numeri sono quelli di un evidente successo: Maxthon è diffuso su oltre il 25% dell’utenza che accede a Baidu, il principale motore di ricerca cinese. Il browser sarebbe stato scaricato 80 milioni di volte, la metà delle quali in Cina (ove il browser principale è ovviamente Internet Explorer). Il confronto con Firefox, però, si ferma a questo punto: Maxthon, infatti, è in realtà appoggiato sul motore grafico di IE e ne rappresenta dunque una sorta di succursale.

Screenshot Maxthon

Screenshot Maxthon

Google, insomma, ha investito in un browser che basa la propria tecnologia sul browser del rivale Microsoft. Alla luce di tale considerazione la vicenda si fa maggiormente confusa e l’interpretazione delle intenzioni del gruppo di Mountain View (il quale si sbilancia entrando con forza negli asset Maxthon) è affidata a mere ipotesi tra le quali quelle di una partecipazione volta a cambiare la destinazione di Maxthon trainando il successo del browser verso il motore Gecko di Mozilla. La compartecipazione di Google e Microsoft nello stesso progetto, insomma, appare una situazione congiunturale difficilmente destinata a perdurare.

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