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CNR: grave la situazione della pirateria in Italia

L'Istituto di informatica e telematica del Cnr ha raccolto i dati su contraffazioni e download abusivo fornendo un quadro problematico per un'Italia che vede il settore per gran parte in mano a distributori abusivi, con una emorragia totale da 60 mln

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Dal CNR giunge un grido d’allarme circa quella che è la situazione della pirateria in Italia. I dati vengono elencati dall’Istituto di Informatica e Telematica di Pisa in un apposito comunicato ufficiale: «sessanta milioni di euro, un quarto abbondante di tutto il mercato discografico italiano. Tanto vale l’industria della pirateria musicale nel nostro paese: un settore saldamente nelle mani della criminalità organizzata che – nonostante la raffica di denunce, sequestri e arresti – regala al Belpaese un poco invidiabile posto nella top-ten mondiale delle nazioni più vessate dal business delle copie contraffatte o scaricate da Internet».

I dati sono stati diffusi dalla Federazione contro la Pirateria Musicale e sono stati in seguito così commentati da Paolo Gentili, responsabile dell’Iit-CNR: «le stime appaiono in leggera flessione rispetto al 2005, segno dell’efficacia delle nuove tecniche di investigazione e repressione […] ma nel bilancio complessivo pesa una rete sempre più capillare di venditori abusivi che – sotto il controllo del crimine organizzato – arriva nel Mezzogiorno a gestire fino al 40 per cento del mercato».

Nella presentazione l’Italia è stata confrontata con le più gravi realtà della pirateria a livello mondiale. Particolarmente utile, in questo contesto, la differenziazione proposta circa le fonti della fornitura pirata: «secondo Fpm, la pirateria in Italia si consuma soprattutto nelle rivendite ambulanti (59%), seguite dai privati (16%), centrali di masterizzazione (14%) e negozi musicali (7%). Nel complesso, la pirateria in Italia rappresenta da sola un quarto dell’intero mercato musicale al quale sottrae risorse per 60 milioni di euro». A quest’ultimo enunciato fa da controcanto la FIMI, la quale per voce del Presidente Enzo Mazza fa sapere che «tra il 2000 e il 2006 le imprese discografiche e l’intera filiera hanno visto un calo nei fatturati di oltre il 35% con gravi conseguenze occupazionali, confermate anche da una riduzione dei posti di lavoro di oltre il 40% solo in Italia» (fonte Repubblica.it).