2007, assuefazione da spam

Una ricerca Pew Internet & American Life Project ha evidenziato come con il passare del tempo il forte aumento dello spam non si rispecchi in un proporzionale aumento del fastidio da parte dell’utenza: l’utente, con il tempo, si abitua e sopporta

Pew Internet & American Life Project ha pubblicato lo studio (pdf) firmato Deborah Fallows relativo all’impatto che lo spam ha sugli utenti. L’indagine non ha monitorato dunque i numeri del fenomeno (comunque in forte e continua crescita), ma bensì il modo in cui gli utenti ne avvertono la presenza, ne subiscono gli effetti e ne aggirano i fastidi.

Il risultato è composito e sviluppato su più statistiche e più parametri. Una conclusione, però, sembra unire tutti i numeri risultanti: l’utenza tende ad assuefarsi alla presenza dello spam. Come un dolore continuo tende nel tempo ad allentarsi con l’abitudine, così lo spam sembra “abituare” l’utente ad un prolungato e continuo fastidio. I numeri sembrano infatti riconsegnare un quadro della situazione paradossalmente più tranquillo rispetto ad alcuni anni or sono (le ultime rilevazioni simili sono datate 2003, ma i primi segnali di assuefazione risalgono al più recente 2005), ma nel frattempo in realtà il problema è pesantemente aumentato.

L’indagine è stata condotta con una intervista telefonica a 2200 americani adulti tra il 15 febbraio ed il 7 marzo 2007. In ambito privato il 37% degli intervistati asserisce di avere più spam nella propria casella di posta rispetto al passato, il 10% asserisce di averne di meno e ben il 51% non nota differenza. In ambito lavorativo poco cambia con proporzioni che si spostano a 29%-8%-55% (la maggiore presenza filtri software in ambito lavorativo è probabilmente all’origine della minima differenza avvertita).

Il successo degli spam-filter potrebbe essere una delle principali cause ad aver attenuato l’impatto della crescita dello spam sull’utenza (la crescita effettiva è infatti ben superiore al 37% evidenziato nel più evidente dei casi): strumenti sempre più affinati riescono a filtrare adeguatamente la posta e la parte indesiderata delle mail in arrivo è evidentemente in bassa percentuale, tale da non preoccupare. L’intervista indaga infatti anche in questo senso: gli utenti sicuri del fatto che «dopotutto lo spam non è un problema» sono saliti dal 16% di 4 anni fa al 28% di oggi, mentre la gran parte lo vive perlopiù come una noia: la mail indesiderata viene istantaneamente riconosciuta, cancellata e non genera problemi se non l’onere di riempire ogni volta il cestino.

La tesi dell’assuefazione è dimostrata da un numero in particolare: gli utenti che sono in rete da più di 6 anni non considerano lo spam un problema nel 21% dei casi, ma nel 58% è considerato una “noia”. Le percentuali cambiano radicalmente nel caso degli utenti nuovi del web: lo spam è considerato un grosso problema ed una piccola noia, evidenziando come l’abitudine allo stesso non sia ancora stata metabolizzata. La ricerca Pew Internet & American Life Project illustra il caso particolare dello spam di matrice pornografica: oggi l’utenza sembra riceverne di meno (gli spam-filter hanno in tal senso forti meriti) ed in ogni caso l’impatto soprattutto sull’utenza femminile appare minore rispetto al passato (la ricerca, infatti, monitora non i dati reali, ma bensì le sensazioni espresse dagli intervistati).

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