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L’Italia non vuole saperne di navigare

Se in Italia manca ancora una vera 'fame' di tecnologia, è perchè manca innanzitutto una vera 'fame' di cultura: le due cose sarebbero direttamente correlate e nel paese delle televisioni il tutto si riflette in numeri estremamente penalizzanti

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Due statistiche parallele, un esito comune: l’Italia è ancora nelle retrovie per quanto riguarda l’innovazione tecnologia e gli italiani faticano ad abbracciare una minima cultura tecnologica. Il dato conferma un trend in auge ormai da tempo che, soprattutto in Italia, non sembra voler intraprendere un ciclo virtuoso tra domanda ed offerta di innovazione digitale. L’Italia non naviga, e la triste sorte contemporanea di Luna Rossa è forse solo un poco simpatico segno del destino.

La prima conferma giunge da comScore: secondo quanto riportato da La Repubblica «221 milioni di europei accedono a internet in media 16,5 giorni al mese, vi trascorrono 24 ore navigando e visitando 2662 pagine […] Secondo il rapporto la penetrazione media di internet nelle popolazioni europee è del 40 per cento: solo tre Paesi si piazzano sotto a questo livello, e uno è l’Italia. Poco più di un italiano su tre (il 36 per cento) ha infatti familiarità col web. Gli altri fanalini di coda sono la Spagna (39 per cento) e la Russia, con appena l’11 per cento. […] I più “connessi” sono i Paesi Bassi: l’83 per cento degli olandesi naviga su internet. La Germania si aggiudica la menzione per il più alto numero di utenti sopra i 15 anni online (32 milioni e mezzo), mentre i più attivi sono gli inglesi, che trascorrono in rete 34,4 ore al mese».

Parallelamente un quadro maggiormente approfondito giunge dall’Osservatorio per i Contenuti Digitali (indagine commissionata ad ACNielsen): «nell’era delle tecnologie il 52% degli italiani non usa ancora Internet. E parliamo di qualcosa come 26.6 milioni di italiani. Se poi si analizza quel 31% che rappresenta la reale “avanguardia tecnologica” si assiste ad un’ulteriore suddivisione: a fronte di un 14% della popolazione (qualcosa come 7.4 milioni di italiani) che abbina un uso consapevole, interattivo ed evoluto delle tecnologie con un’elevata propensione al consumo di contenuti culturali (sono i cosiddetti Eclettici), troviamo un 17%, pari a 8.9 milioni di italiani (i cosiddetti Technofan) che utilizzano le tecnologie per lo più in modo passivo, come svago o per comunicare. Dai dati che emergono dall’indagine probabilmente questo gap rischia nel futuro di aumentare».

L’Osservatorio pone però un’altra importante questione: la domanda di tecnologia sarebbe direttamente proporzionale al consumo culturale. «non è tanto la disponibilità o l’uso frequente delle tecnologie nuove e di tendenza: la tecnologia di per sè costituisce uno strumento neutro. Quello che fa la differenza è l’abitudine alla fruizione di consumi culturali. Maggiore è il consumo di cultura e maggiore è la propensione all’uso di tecnologie innovative: sono gli Eclettici, forti lettori, alti acquirenti di musica e DVD e consumatori di cinema, i più forti utilizzatori delle potenzialità offerte dal Web 2.0». Viceversa «i forti fruitori di programmi TV tendono invece a un consumo tecnologico ridotto: più che di digital divide è quindi più corretto parlare di cultural divide. Non emergono nemmeno grandi differenze tra Nord e Sud, conta invece molto di più se si vive in una grande città o in un piccolo centro».

I segnali positivi giungono dalle nuove leve ed in particolar modo dall’utenza femminile: «non solo le 14-24enni usano Internet quanto i loro colleghi maschi ma l’utilizzo settimanale di forum e blog vede un’incidenza superiore tra le donne giovani (14-24 anni) rispetto ai loro coetanei maschi (43% vs 35% tra le 14-19enni e 28% vs 19% tra le 20-24enni, base utilizzatori internet), probabilmente per maggior bisogno confronto e condivisione. A partire dai 25 anni sono invece i maschi ad essere maggiori utilizzatori».