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Urban Blog, l’espressione dell’e-Democracy nell’era del web 2.0

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Urban Blog è un termine che non è ancora presente in Wikipedia, ma se ne può trovare un ampia base teorica sul blog di Axell.

Si chiamano Urban Blog i blog locali, legati al territorio, che possono essere redatti dalla P.A., da cittadini o da blogger “fuori sede”.

Su frappr.com si può trovare la mappa completa degli Urban Blog italiani (che sono ormai più di settanta) e se si visitano con un criterio puramente casuale si nota come ciascuno ha le proprie caratteristiche, come alcuni siano solo fotografici e come possano essere legati ad uno oppure a molti autori.

Dalla Sicilia al Piemonte l’Italia viene raccontata dal basso in molti modi, con espressioni e racconti che dipingono, come in un quadro impressionista, la nostra variegata cultura e le nostre realtà locali a volte molto diverse tra loro.

Dal punto di vista teorico potrebbero rappresentare un forte strumento per l’espressione della democrazia. Attraverso la rete, e una piattaforma di blogging, la voce di tutti potrebbe arrivare a tutti. In realtà molti blog urbani sono redatti da persone comuni che parlano della propria città dal proprio personalissimo punto di vista e non sempre trattano argomenti di pubblico interesse.

Alcuni Urban Blog (magari più recenti) hanno deciso, però, di sviluppare questa potenzialità democratica ed ecco che nascono progetti come SanpaBlog o come Villareggia, che invitano gli utenti a partecipare. Qualsiasi persona sia interessata può iscriversi e postare i suoi pensieri sulla città (paese o quartiere che sia), in occasione della prossima Giunta Comunale oppure della prossima festa.

La possibilità di esercitare la democrazia in questo modo viene comunemente detta e-Democracy: normalmente però le iniziative di e-Democracy partono dall’alto, dalla P.A. e dal Comune.

Iniziative che partono invece dal basso, spontaneamente dai cittadini, e vengono gestite interamente dal “popolo”, esprimono il bisogno incondizionato di esprimersi anche in quanto cittadini, esprimono la necessità di partecipare e di essere considerati parte attiva della res pubblica. Possiamo quindi considerarle espressione di un e-Democracy 2.0?