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Nuovi parametri per valutare un sito. Buona o cattiva idea?

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È notizia recente che Nielsen//NetRatings, la società che analizza il traffico dei siti in rete destinati soprattutto agli operatori della pubblicità e del marketing online, ha deciso di aggiungere ai metrics dei siti anche l’elemento tempo e cioè quanto tempo viene “speso” dagli utenti su un particolare sito.

La mossa si è resa necessaria, tra gli altri motivi sostiene Nielsen/NetRatings, per l’introduzione di nuove tecnologie per costruire i siti e servizi Web2.0 (ad esempio AJAX) che permettono di fruire di contenuti freschi senza dover ricaricare le pagine rendendo quindi poco utile il solo dato delle pagine viste (Page Views) e dagli altri indicatori tradizionali.

Purtroppo il mondo di Internet è un mondo difficile da rappresentare con pochi indicatori e dove i percorsi di navigazione degli utenti spesso sfuggono al desiderio di catalogazione delle società di ricerca.

Già all’inizio del web l’indicatore delle pagine viste sembrava accontentare solo gli investitori pubblicitari che si affacciavano per la prima volta online perché molto simile all’auditel ma in realtà era il segreto di pulcinella il fatto che non fosse attendibile. Un sito che fa molte impression (sinonimo di Page Views) infatti non necessariamente è un sito che può essermi utile come investitore pubblicitario, se vendo mutui un sito di giovanissimi che fa miliardi di impression non mi serve. Purtroppo gli indicatori “Total Minutes” e “Total Session” non sembrano aggiungere chiarezza al problema, anzi.

Per spiegarmi uso Google come esempio: l’obiettivo che hanno è quello di farci navigare per un massimo di due pagine – quella dove inseriamo la ricerca (spesso questa pagina viene saltata visto che si usano toolbar varie che permettono di inviare la query direttamente dal browser) e quella dove troviamo la nostra informazione.
Due pagine al massimo, qualche secondo e via di nuovo sulla rete, con Google meno tempo rimango sulle sue pagine più è alta la qualità del loro lavoro, esattamente l’opposto di cosa diranno i dati di Nielsen//NetRatings.

A parte Google che può non ascoltare cosa dice Nielsen//NetRatings, che cosa succederà a tutti i siti che offrono un servizio veloce e senza fronzoli? Dovranno giocare questa battaglia a colpi di navigazioni barocche all’interno del sito? Dovranno nascondere le informazioni in modo che l’utente sia costretto a vedere mille pagine e perdere ore sul sito? Il Web2.0 si dovrà adattare a dei sistemi Web1.0 per competere?