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Anti Digital Divide torna a ringhiare

Neelie Kroes, in una lettera di risposta ad una sollecitazione Anti Digital Divide, spiega che l'UE non si sta muovendo contro Telecom Italia e che per farlo necessita di una base legale forte. Le parole di Corrado Calabrò giungono però a conforto di ADD

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«AGCOM, nella persona del suo presidente, ha finalmente dichiarato l’anomalia italiana. Contemporaneamente ci è giunta la risposta alla mail inviata alla comunità europea, dove ci viene fondamentalmente esposto, non nettamente, che non è in corso alcuna indagine sul mercato italiano»: così un comunicato Anti Digital Divide torna a mostrare le unghie nei confronti dello «sregolato sistema delle TLC italiane». L’intervento di Calabrò è stato un forte stimolo per risollevare il dibattito sullo stagnante mercato italiano: il Garante ha infatti ribadito l’anomala posizione di controllo dell’incumbent dichiarando tra le righe il fallimento per tutto quanto detto, scritto e fatto nel contesto negli ultimi anni.

L’intervento, però, potrebbe non essere vano: la rassegnata posizione di Calabrò, infatti, sembra poter assumere un significato nuovo nel momento in cui il tutto viene letto con il senno del poi e alla luce di una contemporanea presa di posizione della Commissione Europea. In una lettera di risposta ad una sollecitazione Anti Digital Divide, infatti, il commissario Neelie Kroes spiega che contro Telecom non vi sia al momento alcuna indagine formale. Al tempo stesso, il commissario spiega che per poter partire occorre avere qualcosa di concreto in mano per poter comporre la base legale su cui far crescere l’offensiva.

AGCOM risponde e usa il report ufficiale AGCOM come prova indiziale: se il Garante ammette che Telecom Italia è in posizione di controllo, cos’altro serve per poter dare avvio ad una indagine? Se le autorità italiane ammettono con toni dismessi che il potere dell’incumbent non è stato intaccato, cos’altro serve per poter creare una base legale utile a far quantomeno partire una indagine conoscitiva sul caso? «Il nostro interesse, come già ripetuto più volte, non è di colpire la società che domina il mercato italiano», spiega ADD: «ma solo di “regolare” in maniera chiara e trasparente il mercato TLC ponendo al centro il “cliente” che, troppo spesso, è abbandonato a se stesso e vittima di angherie e soprusi tecnologici, nonchè di lungaggini burocratiche».

Anti Digital Divide ha chiesto da tempo all’UE di intervenire, ma a più riprese la Commissione si è tenuta alla larga dal pantano italiano. Anti Digital Divide ha suggerito da tempo lo scorporo della rete come alternativa utile alla situazione attuale, ma l’appello è rimasto tanto inascoltato quanto ribadito da un coro di voci che si è presto sollevato a supporto di tale tesi. Oggi Anti Digital Divide chiede nuovamente udienza, ma dalla Commissione arriva un “chissà”. E nel frattempo Ruggiero ipotizza sottovoce, e per la prima volta, la possibilità di uno scorporo per aggirare le anomalie e guidare la svolta senza scossoni. Il caso Telefonica, probabilmente, fa paura. E Telecom Italia non intende perdere il controllo della situazione.