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[Caso Peppermit] La privacy in rete vale anche per chi fa P2P

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Nel 21° secolo, epoca di intercettazioni telefoniche, del Grande Fratello e dell’assoluta mancanza di privacy, arriva finalmente una sentenza del tribunale di Roma che mette in chiaro alcune cosette sul rispetto del trattamento dei dati scambiati su internet. Dati che possono essere anche di natura dubbia come quelli che si scambiano sui circuiti di file sharing come emule e similari.
Una sentenza clamorosa sotto alcuni punti di vista, che potrebbe creare dei precedenti importanti giuridicamente parlando.

Ma facciamo un passo indietro. Se vi ricordate alcuni mesi fa era scoppiato un caso dovuto alla denuncia di Peppermit (casa discografica di Hannover) presso le autorità italiane che chiedeva in sostanza il riconoscimento di alcune migliaia di utenze ADSL Telecom colpevoli di aver scambiato file protetti da copyright sui circuiti di file sharing.

Una denuncia molto pesante di cui se ne è parlato moltissimo e che aveva fatto tremare parecchi utenti italiani.
La Peppermit aveva specificato che avrebbe chiesto come ammenda una multa contenuta (alcune centinaia di euro) e una scrittura privata in cui l’utente “prometteva” di non scambiare più file protetti da diritti d’autore.

Tutto faceva pensare che la casa discografica di Hannover avrebbe avuto la meglio, ma ora arriva questa sentenza del tribunale di Roma che cambia radicalmente le carte in tavola.
Il giudice ha sentenziato a favore di Telecom e Wind che non volevano rivelare i nomi dei loro clienti coinvolti motivando la sentenza con “anche chi scarica audio illegalmente va tutelato”.

Una sentenza questa che assolve Telecom e Wind e condanna Peppermit per violazione della privacy (Peppermit aveva già da tempo inviato lettere con la richiesta danni agli utenti) e che di sicuro avrà strascichi importanti anche a livello politico.
I sostenitori del p2p libero all’interno del Parlamento Italiano infatti si stanno già muovendo per portare avanti una proposta di legge che depenalizzi lo scambio di file in quanto è oramai assodato (On. Pietro Folena) che il file sharing non danneggia i detentori dei diritti d’autore.