QR code per la pagina originale

Vendere mod chip per Playstation è illegale

La Corte di Cassazione ha decretato con la sentenza n. 33768 che vendere mod chip per Playstation costituisce una pratica illegale e quindi perseguibile come reato poichè rappresenterebbe una violazione della legge sul diritto d'autore

,

Sembrava una vicenda destinata a concludersi con una piena assoluzione quella del signor Dalvit Oscar, gestore della ditta ‘HS Distribuzione di Salorno’, il quale commercializzava tramite un sito internet dei ‘mod chip’ atti a rendere la Playstation 2 compatibile con i Cd masterizzati. Dopo essere stato assolto in Appello dalla Corte di Bolzano, la Corte di Cassazione ha ora annullato la sentenza precedente ascrivendo tale pratica alla vecchia legge sul diritto d’autore. Vendere mod chip e apparecchi analoghi diventa quindi ora una pratica illegale e quindi perseguibile come reato.

Oscar, condannato in primo grado a 6 mesi di reclusione e ad una multa di 6.000 euro, era stato successivamente assolto poichè i fatti commessi risalivano al 2002, anno in cui non era ancora stata introdotta una legge che regolasse in maniera specifica i prodotti tecnologici da lui commercializzati. La Corte di Cassazione ora ha invece ascritto il reato all’art.171-ter della legge sul diritto d’autore, la 633 del 1941. Al di là di tutte le nuove tecnologie poste in commercio, le quali permettono una fruizione sempre più ricca e variegata dei contenuti digitali e multimediali, rimarrebbe secondo la Cassazione un concetto di base imprescindibile: la difesa del diritto d’autore, che in tale caso si identifica con la protezione dell’integrità funzionale della Playstation.

Nonostante manchi in definitiva una legge in grado di contemplare tale nuova tecnologia, in base all’art.171 della legge 633 diventa punibile «chiunque produce, utilizza, importa, detiene per la vendita, pone in commercio, vende, noleggia o cede a qualsiasi titolo sistemi atti ad eludere, decodificare o rimuovere le misure di protezione del diritto d’autore o dei diritti connessi», come riportato dall’ANSA.
Tale formulazione comprenderebbe quindi anche «l’elusione o rimozione dei sistemi di protezione integrati fra supporto informatico e l’apparato destinato ad essere utilizzato».