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La nuova legge sull’editoria coinvolge il web

Il disegno di legge è stato approvato dal Consiglio dei ministri e ora passerà al Parlamento: la nuova legge sull'editoria coinvolge a pieno titolo il web obbligando i prodotti editoriali alla registrazione presso il Tribunale ed a maggiori responsabilità

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Il ROC sarà tenuto dall’Autorità per le garanzie nelle comunicazioni (AGCOM), da cui verrà emanato un regolamento che definirà i criteri specifici di applicazione che la legge (se approvata) andrà a definire. L’articolo 7 evita ogni incomprensione andando a precisare quelli che saranno gli obblighi per il settore di internet. Comma 1: «l’iscrizione al Registro degli operatori di comunicazione dei soggetti che svolgono attività editoriale su internet rileva anche ai fini dell’applicazione delle norme sulla responsabilità connessa ai reati a mezzo stampa»; comma 2: «per le attività editoriali svolte su internet dai soggetti pubblici si considera responsabile colui che ha il compito di autorizzare la pubblicazione delle informazioni».

La parte restante dei 32 articoli del disegno di legge regolamentano la distribuzione dei contributi per i prodotti editoriali andando a citare anche i profili occupazionali e previdenziali. Ma la grande novità è quella sul web e forte è la curiosità sulle possibili interpretazioni che il regolamento finale potrà dare della legge. Il grosso cambiamento sembra essere soprattutto nelle responsabilità relative all’informazione diffusa. Secondo Sabrina Peron, avvocato sentito da Repubblica in funzione di autrice del libro “La diffamazione tramite mass-media”, il grosso cambiamento è relativo al reato di diffamazione: «la vecchia legge sulle provvidenze all’editoria, quella del 2001, non estendeva ai siti Internet l’articolo 13 della Legge sulla Stampa. Detto in parole elementari, la diffamazione realizzata attraverso il sito era considerata semplice. Dunque le norme penali la punivano in modo più lieve. Questo nuovo disegno di legge, invece, classifica la diffamazione in Internet come aggravata. Diventa a pieno una forma di diffamazione, diciamo così, a mezzo stampa».

Nessun pericolo, almeno a parole, per i piccoli siti e per i blog. «Lo spirito del nostro progetto non è certo questo. Non abbiamo interesse a toccare i siti amatoriali o i blog personali, non sarebbe praticabile»: parola di Ricardo Franco Levi, sottosegretario alla Presidenza del Consiglio indicato come principale autore della riforma prevista dal disegno di legge approvato dal Consiglio dei ministri. Il disegno di legge dovrà comunque ora attraversare un lungo iter ed il rumore già sollevatosi sulla rete lascia ipotizzare un braccio di ferro non indifferente che verterà ancora una volta, per l’ennesima volta, sul punto più controverso: la definizione di “editoria”.

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