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Requisiti di Vista al ribasso per aiutare Intel

Microsoft giocò al ribasso con i requisiti minimi di Windows Vista per favorire Intel, all'epoca in difficoltà con le vendite. Un fitto scambio di email, emerso nel corso della causa contro il bollino Vista Capable, sembra confermare le tesi dell'accusa

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Sta ormai assumendo i connotati di una vera e propria class action la causa legale contro Microsoft, accusata di aver fornito informazioni devianti e imprecise con il famoso bollino Vista Capable, apposto sui dispositivi che avrebbero dovuto supportare il nuovo sistema operativo del colosso dell’informatica. Secondo gli ultimi sviluppi, Microsoft avrebbe giocato al ribasso con i requisiti minimi di sistema dei personal computer in modo tale da far rientrare un chip, prodotto da Intel, tra le dotazioni hardware compatibili con il nuovo sistema operativo. La scoperta è stata resa possibile dall’attenta analisi del voluminoso scambio di email avvenuto tra Redmond e la società leader nella produzione di microprocessori.

Stando ai dati emersi, Microsoft avrebbe preso la decisione nel corso del 2006 per aiutare il proprio partner storico, all’epoca in lieve difficoltà con l’ultima trimestrale di cassa dell’anno. La politica tesa a favorire Intel pare emergere chiaramente da una delle tante email analizzate per il processo. Scrive John Kalkman, general manager di Microsoft, in un messaggio di posta elettronica: «Alla fine, abbiamo ridotto i requisiti di sistema per aiutare Intel con la loro trimestrale di cassa affinché potessero continuare a vendere le motherboard con il chip grafico 915». L’email, molto importante per l’accusa, risale a circa un anno fa (27 febbraio 2007), periodo contestuale all’inizio della commercializzazione di Windows Vista.

Il chip 915 è principalmente utilizzato per gli effetti multimediali, mentre non è in grado di supportare efficacemente Aero, il motore grafico su cui sono basate molte funzionalità del nuovo sistema operativo di Microsoft. In un altro messaggio email sarebbe poi contenuta una ulteriore conferma della politica di aiuto di Redmond nei confronti di Intel. Scrive Steven Sinofsky, dirigente della società, all’amministratore delegato Steve Ballmer: «Sono rimasto personalmente scottato dalla questione del chip 915 di Intel su un portatile che ho recentemente acquistato con i miei soldi e che aveva il bollino Vista Capable. Ora ho un aggeggio per le email da 2.100 dollari».

Gli ultimi sviluppi sembrerebbero confermare molte delle tesi dell’accusa, intenzionata a proseguire l’azione legale con una vera e propria class action. I legali di Microsoft avranno ora il difficile compito di dimostrare la correttezza della campagna Vista Capable.