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La long tail è una opportunità o una prigione?

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In un interessante articolo Kevin Kelly parla della nota Long Tail, termine coniato da Chris Anderson per indicare la sempre maggiore frammentazione e granularità dei consumatori.

Una volta erano i grandi “blockbusters” a decidere cosa il consumatore dovesse vedere e comprare, oggi è sempre più il consumatore che, diventato contemporaneamente anche autore, sceglie in piena autonomia chi e cosa seguire.

Per un artista, tuttavia, è un sogno “sfondare” nel mondo della sua arte, che sia un musicista o un pittore fa ovviamente piacere avere tanto più successo possibile e allargare sempre di più il proprio bacino di fan.

In quest’ottica la Long Tail può sembrare, per certi versi, una prigione piena di competitors. Il fatto che tutti possano essere produttori, oltre che spettatori, genera grande competizione e rende molto difficile emergere dalla folla.

Kevin Kelly individua in 1.000 il numero dei “super fan” necessari poter tenare di diventare un cantante “mainstream”, prodotto e distribuito dalle case discografiche. In realtà 1.000 è un numero altino se consideriamo che per “super fan” Kelly intende quello capace di fare 300km per sentirti cantare, quello che ricompra un disco che già possiede se esce l’edizione speciale, ecc.

La difficoltà di raggiungere questo numero è anche data dal mantenimento della base consolidata, quindi man mano che si acquisiscono nuovi “super fan” bisogna “coccolare” e mantenere quelli già acquisiti, che sono a rischio uscita verso altri cantanti.

Kelly compie una ulteriore intelligente precisazione: non c’è bisogno di diventare una star. Una base consolidata di 1.000 fan, anche se non riesce a convincere il discografico a produrti, può consentire all’artista di vivere la sua vita, personale e professionale, in modo più che diginitoso. Non sarà forse un cantante strapagato, ma neppure uno squattrinato incapace di mantenere economicamente sé stesso e la propria arte.

Internet consente oggi di raggiungere i nostri fan ovunque essi siano e ciò rende più facile guadagnarsi il denaro necessario per “auto-prodursi”. A questo proposito c’è l’ottimo esperimento di Sellaband che mira a realizzare proprio questo: far produrre i cantanti dai propri fan.

Io penso che nel complesso la long tail porti democrazia e, soprattutto, meritocrazia anche nel mondo dell’arte. Democrazia perchè sono i fan a decidere, di volta in volta, quali artisti premiare e quali no, a differenza dei distributori che spesso impongono le loro scelte commerciali. Meritocratica perchè, conseguenza della democrazia, emerge chi è spinto dalla massa, e non da altro.