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Google nel mondo della programmazione

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Google un paio di anni fa ha organizzato una piccola conferenza rivolta ai programmatori interessati ad utilizzare e sviluppare applicativi con le API di Google maps.

L’anno passato l’incontro ha coinvolto circa 5.000 persone e quest’anno a Maggio sono previsti due giorni di incontri serrati che con tutta probabilità coinvolgeranno un numero ancora maggiore di sviluppatori.

Sembra che la società di Mountain View, come già accennato in un precedente post, stia puntando sempre più organicamente e con una notevole lungimiranza strategica, allo sviluppo di una piattaforma tecnologica ad uso e consumo degli sviluppatori.

Il progetto Open Social, lanciato a Novembre, che fa convergere la realtà dei social network con quella dell’Open Source, per giunta sul versante della programmazione, penso sia la testimonianza più brillante di questo approccio strategico ma non bisogna dimenticare tutte le altre API a disposizione dei programmatori su Google Code.

In occasione del lancio del progetto Open Social, Vic Gundotra, la responsabile dello sviluppo dei programmi di Google, dichiarava:

Nel 2008 faremo una serie di annunci e spenderemo milioni di dollari in innovazioni che distribuiremo secondo il modello open source.

In questi giorni, invece, in relazione all’imminente incontro con i programmatori il product manager di Google, Tom Stocky afferma:

Non sono sicuro di come andranno le cose in futuro ma nella situazione attuale io vedo un Google contro tutti. Quello che stiamo realmente cercando di fare è promuovere il web come piattaforma.

La piattaforma a cui fa riferimento il manager si sta progressivamente strutturando e al momento si compone di due elementi. Uno è Google web toolkit, una serie di applicativi Open Source per programmare in AJAX in modo più efficace, l’altro è invece Google gears che consente di creare applicazioni sul web che possono girare anche off-line.

Se coronato da successo, il coinvolgimento dei programmatori a cui punta la società di Mountain View ha tutta una serie di effetti a mio avviso molto importanti.

Innanzitutto il modello Open Source favorisce la diffusione di uno standard nella programmazione e sicuramente, per via della collaborazione, consente uno sviluppo più efficace di quanto potrebbe fare Google singolarmente.

In secondo luogo, se per la programmazione web vengono utilizzati prevalentemente gli strumenti sviluppati e proposti gratuitamente da Google, e dalla comunità che si crea attorno al suo progetto, diminuirà di conseguenza l’utilizzo dei software di Microsoft e di Adobe che invece sono a pagamento.

Se gli stessi applicativi, o comunque un linguaggio analogo, consentono di creare sul web applicazioni che girano anche off-line è evidente che la lotta possa, in un secondo momento, spostarsi direttamente sul terreno delle due società sopramenzionate che hanno sempre fatto del software proprietario il proprio core business.

Credo pertanto che si possa concludere affermando che il successo o l’insuccesso da parte di Google nel coinvolgere i programmatori è una delle variabili che potrebbero risultare determinanti nell’evoluzione di Internet e del mercato del software nel prossimo futuro.