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Il broadband europeo raggiunge quota 20%

Un cittadino europeo su cinque utilizza una connessione a banda larga per navigare sul Web. Il progressivo abbattimento dei prezzi ha favorito la crescita del broadband in molti paesi europei. Obiettivo della UE è ora passare dal 20 al 30% di connessioni

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Cresce con ritmi molto sostenuti la banda larga nei paesi europei. Secondo la Commissione Europea, in media, lo scorso anno 50.000 cittadini hanno attivato una connessione veloce ogni al giorno. Cifra cui vanno aggiunti i crescenti collegamenti alle reti mobili di terza generazione, che sfiorano ormai i 90 milioni di utenti, circa il 20% dell’intera popolazione dell’Unione Europea.

La diffusione della banda larga è stata favorita, negli ultimi anni, dal costante abbattimento dei prezzi, che ha reso la tecnologia per il Web veloce accessibile a un numero sempre maggiore di cittadini europei. Guidano la classifica con il maggior numero di connessioni a banda larga due paesi scandinavi (Finlandia e Danimarca) e i Paesi Bassi, con la proporzione più alta al mondo tra popolazione e possessori di un collegamento veloce a Internet. Anche grazie ai paesi virtuosi, la media di penetrazione della banda larga si attesta in Europa al 20%.

Più del 50% delle connessioni ha una velocità che si aggira intorno ai 2/10 megabit al secondo, mentre sono ancora poche le reti broadband che superano i 10 megabit al secondo. Il 2007 ha visto nascere 19 milioni di nuovi abbonamenti alla banda larga, con un volume di ricavi lordi pari a circa 63 miliardi di euro per le società di telecomunicazioni. I dati non soddisfano ancora pienamente la Commissione Europea, determinata ad aumentare il livello di penetreazione della banda larga negli stati membri dell’Unione dall’attuale 20% al 30% entro il 2010.

Secondo la commissaria europea Viviane Reding, l’ambizioso obiettivo potrà essere raggiunto anche grazie all’integrale applicazione delle norme che modificano alcuni assetti nel mercato delle telecomunicazioni ora al vaglio del Parlamento Europeo. La riforma prevede un sensibile ridimensionamento del ruolo delle società telefoniche un tempo monopoliste, con una maggiore apertura del mercato così da incentivare l’ingresso di un numero crescente di competitor.