QR code per la pagina originale

Salutarsi in rete (del come cambierà la netiquette)

,

“Pronto?”
“Ciao sono X, c’è Y?”
“Sì, te lo passo”
[…]
“Ciao a dopo”

Chiamiamo queste frasi convenzionalmente A, B, C e D

Dapprima la semplificazione è avvenuta eliminando la B e la C: presuppongono il fatto che a quel numero di telefono possa rispondere chiunque, cosa ormai non più troppo vera perchè i numeri sempre di più diventano personali, legati alla persona univoca e non più ad un luogo.

Ora scomparirà anche la A. Perchè “Pronto?” è una forma convenzionale per dare un ping di risposta, per segnalare che il contatto è avvenuto in attesa di sapere chi c’è dall’altra parte del filo. Nell’epoca dell’always on siamo sempre pronti e sempre connessi, quando ci chiamano sappiamo anzitempo chi è il chiamante, e spesso la conversazione inizia subito senza convenevoli.

La cosa è oltremodo vera con gli instant messenger: sappiamo chi ci scrive/chiama, sappiamo della sua presenza, il salutarsi per iniziare una conversazione (almeno tra persone abituate a questo tipo di conversazione e magari spesso in contatto) diventa una formalità che va a sfumare fino a perdersi.

E così il saluto finale. Perchè “chiudere” una conversazione, quando non ve ne è la necessità? Perchè salutare, se poi la sessione di chat potrebbe riprendere dopo pochi minuti senza che mai venga effettivamente interrotta? Sì, scompare anche la frase D.

La discussione una volta era un insieme di segmenti. Oggi i segmenti son sempre più vicini e va configurandosi quella che è una retta unica e continua. La discussione oggi è un flusso. Tutti formalismi che la frammentavano sono destinati probabilmente a perdersi. O quantomeno a mutare.

Chiamiamola netiquette. Altro non è se non un’applicazione cangiante e plastica di regole sacrali immutate che tutti conosciamo come “educazione”.